APPROVATO IL PARCO NATURALE DEL SALENTO

  1. Pantaleo
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    APPROVATO IL PARCO NATURALE DEL SALENTO

    La biodiversità patrimonio da preservare. Un piano atteso dagli ambientalisti
    Finalmente dopo sette lunghi anni di superficiali silenzi delle Pubbliche Amministrazioni e di estenuanti attese degli ambientalisti, negli ultimi mesi è stato approvato dal Consiglio Regionale lo schema del disegno di legge definitivo riguardante l'istituzione di un parco naturale nel Salento, sulla base di un «documento di indirizzo» precedentemente stilato dai Comuni.
    Il progetto era stato avviato nel luglio '97 con la legge regionale 19 che dichiarava la fascia costiera compresa tra Santa Maria di Leuca e Otranto Area Naturale Protetta.
    Questo provvedimento era finalizzato in particolare a garantire la tutela delle specie faunistiche e floreali rare, infatti, come recita l'art.8 della suddetta legge, «è vietato [...] effettuare opere di movimento terra tali da modificare consistentemente la morfologia del territorio».
    Il Salento è, infatti, una regione molto importante dal punto di vista naturalistico, essendoci circa 25000 tipi di piante, il 50% delle quali endemiche.
    Purtroppo è anche la zona dell'Italia con meno vegetazione boschiva a causa di uno sviluppo urbanistico per secoli affidato al libero arbitrio: il prof. Scarpina, biologo di Gallipoli, ex docente del nostro liceo, spiega: "i nostri sono boschi erano caratterizzati da scerofille, querce che una volta recise non sono in grado di rigenerarsi.
    Tali alberi erano necessari per mantenere sul territorio un certo tasso di umidità, ma ora, a causa di un disboscamento smisurato, sono molto rari [...] inoltre la maggior parte delle zone paludose, anche loro fonte di umidità, sono scomparse perché "bonificate" con troppa superficialità distruggendo l'habitat naturale delle oltre 150 specie di volatili: molte di loro passano, conservando una memoria storica del loro flusso migratorio, ma poche si fermano".
    Questa "erosione genetica", come viene definita dagli esperti, trova la sua causa principale nella politica poco lungimirante delle PA che hanno permesso la costruzione di opere architettoniche e la bonifica di alcune zone paludose, spesso incurante del danno arrecato alla identità biologica del luogo.
    Se a livello nazionale l'attenzione all'ambiente ha portato alla creazione della figura del superdottore che, organizzando task force con esperti di tutto il mondo, studierà la biodiversità funzionale negli agroecosistemi, allo stesso modo, nel Salento bisognerebbe tutelare la diversità biologica, in particolare di quelle specie meno popolose che, essendo la nostra una terra chiusa, sono isolate dalle vicine popolazioni, quindi più prossime all'estinzione.
    L'istituzione del parco naturale si presenta quindi come un progetto che può tutelare il patrimonio biologico del Salento e fare di quest'ultimo il punto di forza di un'azione che facilità lo sviluppo economico in relazione alla promozione turistica del territorio.
    La legge regionale attribuiva, però, l'incarico di stabilire la perimetrazione del Parco Naturale alle PA, ma ognuna non è riuscita a trovare rapidamente un accordo tra i cittadini poiché l'inclusione di un terreno tra i confini di un'area naturale protetta avrebbe potuto provocato l'espropriazione degli appezzamenti coinvolti e l'imposizione di vincoli urbanistici su quelli confinanti.
    La vicenda è giunta finalmente all'epilogo, con l'approvazione del disegno di legge allegato alla legge regionale 19/1997, ma rimane sempre aperto il problema di «collegare» norme e convinzioni personali.


    Fonte:Gazzetta del mezzogiorno, 20 aprile 2005

    Ciao a tutti