Cellulari: Adoc, al via richieste di rimborso tassa concessione

  1. Pantaleo
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    (fonte: Ansa.it)

    ROMA - Al via la campagna dell'Adoc contro la tassa di concessione governativa prevista per gli abbonamenti privati e business dei telefoni cellulari. L'associazione dei consumatori, sulla base di varie sentenze di commissioni tributarie, invita gli abbonati a diffidare, tramite raccomandata, i gestori perche' non applichino piu' tale tassa.

    Si tratta, ricorda l'Adoc, di 5,16 euro al mese per i contratti privati e 12,91 per quelli business. L'Adoc ha messo anche a disposizione dei consumatori il modulo per chiedere il rimborso di quanto pagato negli ultimi tre anni pari, quindi, a 185,76 euro per i privati e 464,76 euro per il business. Sara' necessario allegare copia delle fatture e delle ricevute di pagamento. Escluse, invece, le ricaricabili perche' gia' escluse dalla tassa.

    L'associazione lancia anche una proposta ai gestori: ''Sarebbe auspicabile che con i gestori si aprisse un dialogo per trovare una soluzione per poter arrivare alla restituzione del dovuto senza dover ricorrere alle commissioni tributarie per evitare un dispendio di soldi da entrambe le parti'', ha detto il presidente dell'Adoc, Carlo Pileri. L'associazione fa notare, infatti, che il modulo e' stato messo sul loro sito (www.adoc.org) solo da pochi giorni e gia' e' stato scaricato da dieci mila persone. ''Il rischio - sostiene ancora Pileri - e' che possano arrivare alle commissioni tributarie decine di migliaia di istanze''.

    A fine gennaio il commissario dell'Agcom, Gianluigi Magri, aveva reso noto il pronunciamento della Commissione Tributaria del Veneto dichiaratasi per la sostanziale illegittimita' della tassa di concessione governativa sui servizi di telefonia mobile. In una lettera al presidente dell'Autorita', Corrado Calabro', lo invita ad approfondire la questione. ''I giudici tributari regionali del Veneto - ha scritto Magri nella lettera - giungono a dichiarare l'illegittimita' tout court della tassa,rilevando l'abrogazione implicita della norma che ne prescrivel'applicazione''. Secondo Magri, peraltro, il fatto che la tassa ricada solo sui contratti in abbonamento e non sulle schede ricaricabili ''potrebbe configurare un'ipotesi di violazione''del principio di non discriminazione sancito dal Codice dellecomunicazioni elettroniche. Ricordando che la stessa questione ''e' stata sottoposta dalla Commissione Tributaria Provinciale di Taranto al giudiziodella Corte di Giustizia Ue, la cui decisione e' attesa permarzo'', Magri chiede quindi a Calabro' ''di voler procedereall'avvio delle necessarie verifiche istruttorie in materia, alfine di valutare l'opportunita' di una eventuale segnalazione alGoverno e al Parlamento''.
     

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