Demolizione Ex Cinema Orlando e avanzamento lavori

  1. Pantaleo
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    Apro questa discussione per seguire la demolizione dell' ex Cinema orlando di Morciano di Leuca ed in seguito l'avanzamento dei lavori previsti.

    questo è il seguito di un'altra discussione iniziata qui:

    Ex Cinema Orlando in fase di decadimento

    in cui troverete già alcune foto e video.

    continuano i lavori e riporto altre foto, molto presto un video realizzato dall'amico Fernando Melcarne.

    [​IMG]

    Saluti Pantaleo
     

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  2. Pantaleo
    Pantaleo TorreVado.info Staff
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    Articolo 21/10/2008 La Gazzetta del Mezzogiorno

    Morciano di Leuca: Stop al degrado con la chiusura di un pagina di storia.
    Le Ruspe sul cinema Orlando diventerà un centro Polivalente.


    di Mauro Ciardo
     

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  3. fabiana
    fabiana New Member
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    lettera aperta tra polvere di ricordi

    Roma, 08-11-08


    Scrivo a caldo amareggiata perché oggi ho saputo dell’avvenuta demolizione del nostro ex Cinema Orlando.
    Ero passata l’anno scorso sempre da questo forum e avevo letto dei soldi stanziati per “la ristrutturazione edilizia e recupero funzionale dell’ ex Cinema Orlando” ( cito testualmente http://www.torrevado.info/forum/showthread.php/finanziato-il-cinema-orlando-e-buon-213.html) e avevo apprezzato le parole del sindaco Picci rilasciate al settimanale Il Gallo del 10-16 2005 in cui si leggeva dell’entusiasmo e della volontà di questa nuova e giovane amministrazione, nel darsi da fare per il recupero dello stabile.
    In effetti, in quella Determina del dirigente si legge che quel finanziamento rilasciato dalla Regione Puglia mira al “recupero funzionale di Cinema-Teatro di proprietà dei comuni”.
    Leggendo queste notizie ero contenta, perché Morciano avrebbe riavuto il suo Cinema –Teatro ristrutturato.
    Invece poi , mi trovo a leggere un anno più tardi che il cinema Orlando è stato demolito e che la struttura che occuperà il suo posto, sarà una “biblioteca, sala polivalente, archivio del Comune”.
    Perciò mi viene da chiedere: ma la nuova struttura che cosa sarà?! In nome di cosa potrà essere considerata la ristrutturazione del cinema Orlando quando sia la struttura e sia i suoi contenuti, la sua funzione e il suo stesso fine, non saranno più quelli iniziali.
    Il cinema, la valigia dei sogni, la pagina bianca, blank non white, quella pagina che aspetta di essere riempita da immagini e poi da altre ancora e quegli attori che tutt’a un tratto diventano giganti, il buio della sala cinematografica e il riscoprirti di nuovo bambino, quel ci hane vintu stavolta, li nosci li nosci snocciolato con fierezza masticando lupini? Più nulla e più niente , persi e dimenticati sotto la polvere e i detriti di fotogrammi sempre attuali come quelli di “Nuovo Cinema Paradiso”.
    Il legame che si innesca tra Generazioni e Tradizione è una chiave fondamentale per comprendere le basi sociali e culturali di qualsiasi processo di modernizzazione.
    La tradizione è passato. E il passato può essere vissuto in tanti modi: con frustrazione, con imbarazzo, con consapevolezza, con compiacenza, con insolenza.
    Bordieu ha recentemente affermato che bisogna avere ben salda la presa sul proprio presente, perché solo in questo modo, si potrà sperare di modellare il proprio futuro secondo i propri interessi.
    In altri termini potremmo dire che quanti sapranno tenere in pugno il loro presente, potranno perfino infischiarsene del proprio passato.
    Ma Bauman poi ci avverte che nella nostra corsa al futuro, imprescindibile dev’essere l’esercizio della memoria e dell’immaginazione.
    La memoria e l’immaginazione quindi, come unico strumento per rendere meno friabile e dissestato il legame che noi innestiamo tra senso del presente, concezione del passato e visione del futuro.
    La memoria non deve cadere nell’oblio, perché se così fosse risulterebbe vana qualsiasi nostra speranza di ricominciare. Ferrarotti parla di noi come memorie personificate: “ bisogna ricordare ai giovani la memoria è la condizione fondamentale per farne esseri umani in senso pieno e non vuote canne docili ad ogni capriccio del vento”.
    Scrivo amareggiata perché un altro frammento di Morciano viene inghiottito dall’oblio, rimane la speranza che ci sia sempre qualcuno lì fuori a trattenerne la memoria e rimane la mia certezza che siamo polvere di ricordi e sangue di chi ci ha preceduto e rimane la mia rabbia e il mio sconcerto.



    Fabiana Renzo
     
  4. pippi
    pippi Utente
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    Siamo senza stimoli...

    Non trovo altre parole che non hai già detto tu cara Fabiana, mi dispiace che abbiano abbattuto il cinema Orlando, come fecero il cinema L'Arca a Salve, non abbiamo più rispetto per le cose che ci hanno dato o meglio dire, accompagnato nella nostra vita.
     
  5. Pantaleo
    Pantaleo TorreVado.info Staff
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    Articolo Cinema Orlando - Adele Orlando

    Articolo Pubblicato su "Il Paese Nuovo"Sabato 8 Novembre 2008
    Di Adele Orlando


    “Ricordare: dal latino re-cordis.
    Ripassare dalle parti del cuore”.
    Eduardo Galeano, Il Libro degli abbracci.

    Da anni evitavo di passare da quella strada che, se attualmente dava l’idea del degrado e dell’abbandono, a me rimandava a quella dolce infanzia che bruscamente aveva subito una battuta d’arresto con la crudele malattia di mio padre!
    Evitavo di guardare quell’immobile ormai fatiscente , tutto imbrattato con scritte e disegni che qualcuno oggi pretende di chiamare espressioni d’arte! Per me ogni lettera, ogni immagine rappresentava un’aggressione a quel sogno che nel lontano 1958 mio padre e i suoi fratelli avevano caparbiamente e con immensi sacrifici trasformato in realtà: la costruzione del Cinema teatro ORLANDO, del quale fino all’altro ieri s’intravvedeva un’insegna di colore verde, quasi a voler simboleggiare la speranza che sottendeva a quel progetto di vita. Uscire da un sistema tipicamente rurale ed agricolo per un’attività che all’epoca più che essere innovativa poteva apparire quasi folle!
    Ma papà e gli zii ci avevano creduto fino in fondo!
    Papà era partito per primo, seguito poi dagli altri due fratelli per Sion (CH), per racimolare quel gruzzolo necessario per la costruzione del Cinema.
    E’ un flashback che s’impossessa di me, quando inavvertitamente ieri sera , al buio, mi ritrovo in via Don Sturzo, sbarrata da alte palizzate per impedire l’accesso al cantiere di lavoro, per ovvi motivi di sicurezza. Ho fatto marciaindietro e sperando di poter arrivare più vicino, ho imboccato la stessa strada ma dal versante opposto. Stessa sorte: impossibile arrivare all’incrocio con via De Gasperi. Mi arrendo e con le gambe tremanti e il cuore in tumulto per la scena che prevedibilmente di lì a poco si sarebbe presentata ai miei occhi, scendo dalla macchina insieme a mia figlia e in silenzio mi avvicino alla rete. Le lacrime mi velano gli occhi prima ancora che possa rendermene conto, la gola serrata che implacabilmente impedisce l’emissione di qualsiasi suono.
    Le ruspe, l’ammasso di detriti, l’ampio spazio e ciò che resta di quello che un tempo è stato il palcoscenico, inevitabilmente rimandano alle scene finali di quel bellissimo film “Nuovo Cinema Paradiso”. Un film che ho visto in quelle piccole sale di cinema di periferia ai tempi dell’università. Ricordo ancora i singhiozzi al termine di quel 2° tempo così struggente, quando in sala si accesero le luci: non riuscivo a calmarmi nonostante mi rendessi conto che agli occhi degli altri spettatori (seppure anch’essi sopraffatti dall’emozione) potevo sembrare ridicola per quella reazione eccessiva. Ma nessuno poteva capire che le lacrime scendevano copiosamente non solo per l’immedesimazione in una storia che colpisce qualsiasi animo sensibile, ma soprattutto perché mi sembrava che quella storia ripercorresse passo per passo la storia della mia famiglia.
    Non sono mai riuscita a far vedere quel film a mio padre, ormai costretto all’immobilità da un’assurda malattia che, prima di portarlo lentamente alla morte, gli aveva imposto bruscamente di abbandonare quel progetto di vita in cui aveva coinvolto tutti i suoi cari, ma che colpito dalla crisi del cinema degli anni ’70-’80, era destinato ad un inesorabile declino.
    Eppure non voleva arrendersi alla malattia: né a quella che gli aveva tolto ogni forma di autonomia e di libertà né a quella che gli strappava via quel sogno che lui caparbiamente aveva realizzato.
    Ricordo ancora il suo pianto nel momento in cui – seduto sulla sua poltrona di vimini nel salone di casa - veniva invitato a firmare per la vendita al Comune di quell’edificio che rappresentava lo scopo di una vita. Non si rassegnava. Sperava di poter sconfiggere la malattia e riprendere le redini di quell’attività che negli anni ’60 aveva conosciuto tempi aurei. Ma la durezza della realtà si era accanita contro di lui e dal campo di battaglia, lui, ne era uscito severamente sconfitto.
    Negli anni intercorsi tra l’apposizione di quella firma – strappatagli nonostante il suo incomprensibile dissenso- e il giorno della sua morte, pur amando andare in giro in macchina in lunghe passeggiate, insieme a me e mia sorella, non ha mai chiesto né a me né a mia madre - che più di tutti intuiva il suo stato d’animo - di passare da quella strada in cui oggi insieme alle macerie sono stati sepolti i suoi sogni e le sue ambizioni.
    Guardo quello spazio immenso, ricavato dalla demolizione e mi viene in mente un aneddoto che papà mi raccontava e che spesso io racconto ai miei amici. Rinvia ai mitici anni ’60, quando il cinema costituiva l’unico svago domenicale in cui veniva coinvolta l’intera famiglia. Durante la proiezione di un film western, davanti ad una scena che riprendeva la corsa tumultuosa dei cavalli in una estesa prateria, la nonna a voce alta commentava: “….Però quantu fore s’annu cattatu li Cioddhi”(Quanto terreno hanno acquistato i Cioddhi, soprannome di mio padre).
    Guardo in fondo verso il palcoscenico e mi tornano alla mente le serate dedicate al cabaret, con le compagnie di spogliarelliste, che richiamavano un folto pubblico, ammaliato dalle splendide ballerine che si esibivano in succinti abiti, alimentando i sogni proibiti degli spettatori provenienti da tutti i paesi vicini.
    Ricordo che a me era inibito accedere allo spettacolo: ero costretta a stare nell’ingresso, ma guai ad entrare in sala. Ma si sa è sempre difficile sottrarsi al fascino del proibito.
    Avevo 5 o 6 anni e con la scusa di andare in bagno ( cosa stranissima perché di solito avevo paura e dovevo essere accompagnata) mi nascosi tra la doppia tenda della platea per poter spiare uno spettacolo che il divieto dei miei rendeva ancora più interessante. Ma non feci in tempo a vedere nulla, perché mia madre, solerte, aveva intuito il mio piano e per mano mi aveva accompagnato in biglietteria. Già la biglietteria: un piccolo stanzino con due sgabelli e con due finestrini da cui venivano staccati i biglietti per l’ingresso con madre e figlia, che poi la “maschera” strappava al momento dell’ingresso in sala.
    La “maschera”: Cosimo “Libertu”, un’icona! Un uomo legato alla mia famiglia da una grande fedeltà e a me da grande affetto. Lo chiamavo il nonno, un signore che di giorno si spaccava la schiena nei campi e di sera accompagnava gli spettatori con la sua lampadina tascabile invitandoli a prendere posto. Quante volte lo assillavo chiedendogli di farmi girare vorticosamente in quella che io definivo la “giostra”. Lì, in quella sala,all’ingresso dove prima delle proiezioni papà e i fratelli davano istruzioni alle rispettive consorti delegate alla biglietteria, e dove io e i miei cugini trascorrevamo molte serate, costretti a seguire i genitori. Ricordo ancora mia sorella con i suoi appena 4 anni e le cuginette, le mascottes della compagnia rincorrersi tra le colonne, giocando a nascondino, tra i rimproveri dei grandi che le invitavano al silenzio.
    Mentre guardo aldilà della rete i ricordi si accavallano:le strade nei dintorni del cinema piene di macchine parcheggiate, e l’occupazione delle diramazioni viarie rappresentava il metro di valutazione per prevedere l’entità dell’incasso serale.
    Come non ricordare le numerosissime biciclette e le vecchie lambrette parcheggiate davanti l’ingresso nel periodo in cui la crisi petrolifera vietava l’uso domenicale delle macchine?
    Come non ricordare quei manifesti che preannunciavano le proiezioni dei prossimi giorni, che a volte erano così cupi da mettermi paura solo a passargli accanto. Ricordo L’esorcista: su uno sfondo nera si apriva un triangolo dal quale fuoriusciva una lama scintillante che a guardarlo sembrava volesse colpirti?
    Come non ricordare i viaggi settimanali a Bari, per contrattare i films per la settimana successiva o il mese prossimo, in cui mia madre lo accompagnava sempre portandosi dietro me e mia sorella appena nata?
    Io amavo andare con lui non solo perché attratta dai negozi della grande città ma anche perché mi piaceva accompagnarlo presso le varie subagenzie cinematografiche (Titanus, Cineriz ,ecc.), dove si apriva una vera e propria trattativa per accaparrarsi la “prima” nella zona. Ed io ero orgogliosa nel vederlo uscire vincente, quando con cipiglio comunicava a mia madre “ce l’ho fatta, ho ottenuto la contemporanea con Lecce. A volte non riusciva e non si dava per vinto e chiedeva l’intercessione di mia madre che conosceva gli agenti e le loro austere signore. Si sa noi donne sappiamo essere più convincenti e un rifiuto può apparire scortese.
    Ripenso oggi a quegli “scantinati”, dove su una scrivania dirigenziale un quaderno dalla copertina cartonata riportava i films e le date di proiezione. Quante volte per ottenere la “prima” papà era costretto ad accollarsi pellicole che erano un flop sicuro. Ricordo il periodo di successo dei films pornografici, per i quali l’allora parroco del paese tuonava contro l’induzione al malcostume.
    Più volte mi ero ripromessa di chiedere agli uffici comunali di entrare in quello scantinato , al cui ingresso pile e pile di manifesti piegati ne ricordavano la proiezione. Nella prima pila a sinistra era conservato il manifesto del primo film proiettato, un film romano del quale non ricordo il titolo.
    Nell’ultima stanza una scrivania con una sedia: posto d’onore di zio Salvatore, il più preciso e rigoroso dei fratelli, addetto alla cura dei “borderaux”su cui riportava meticolosamente le cifre degli incassi.
    Zio Francesco invece dei tre era lo spirito libero, un po’ idealista, non accettava imposizioni di regole ed orari. Lui diciamo così si dedicava alla comunicazione, provvedendo in notturna a tappezzare i paesi di manifesti.
    Quanti ricordi. Oggi sono tornata insieme a mio marito e a Virginia su quel luogo mentre gli operai sono ancora a lavoro!
    Sono scesa dalla macchina con un senso di rabbia e di impotenza che forse non hanno giustificazione alcuna.
    Ho voluto tornare su quel posto pur sapendo che la commozione sarebbe riapparsa. Ma mi è servito, perchè ho alimentato i ricordi di un passato che ha reso la mia infanzia meravigliosa e che per nessuna cosa al mondo voglio perdere. A volte crediamo che alcuni episodi siano stati rimossi dalla nostra mente, che il tran-tran quotidiano ha spazzato via inchiodandoti al presente. Niente di più sbagliato: essi giacciono nascosti nella parte più intima di noi, sono invisibili ed inerti. Ma all’improvviso basta un imput, uno scossone quale quello di ieri a sera a rinvigorirli e a farli esplodere, contribuendo a ravvivare quel passato che – come dice Antonio Errico – è la condizione con cui comunque fa il conto ogni uomo, ogni luogo. Consciamente o inconsciamente con un progetto o per occasione, con inquietudine o con serenità. Non esiste identità senza passato!

    Adele Orlando
     

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  6. massi
    massi Active Member
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    demolizione dell'ex cinema Orlando

    ciao Adele. Ho letto le tue bellissime parole: mi hanno toccato il cuore e commosso. Purtroppo non ho mai potuto godere della funzionalità del cinema Orlando se non per qualche festival della canzone in cui si sono esibiti diversi nostri paesani e, se non mi sbaglio, Zucchero? Anch'io però mi sono rattristato vedendo le foto della demolizione pur consapevole che questo doveva avvenire visto l'incuranza in cui il cinema era stato abbandonato. E' un vecchio vizio italiano: abbandonare le poche strutture che si hanno fino a farle cadere al suolo. Poi una ruspa porterà tutto via. Speriamo che in futuro chi è chiamato ad amministrare, soprattutto la cosa pubblica, sappia farlo con maggiore accuratezza e tanti soldi potrebbero essere risparmiati. Saluti Adele
     
  7. geppetto
    geppetto New Member
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    A me dispiace che in questo forum non ci sia mai il coraggio di affermare con coraggio le cose...
    Sicuramente il cinema è stato uno dei più importanti nel sud salento ed ha rappresentato un pezzo di storia per il nostro comune ma penso che l'errore più grande del comune di Morciano di Leuca non sia stato buttarlo giù ma acquistarlo tanti anni fa.
    Penso anche che se non lo avesse comprato l'amministrazione per farne una struttura polivalente al servizio di TUTTA la cittadinanza, sarebbe stato venduto a privati molti anni fa e forse sarebbe diventato già da tempo un supermercato come a Salve.
    Se vogliamo solo fare dietrologia allora possiamo dire che è un gran peccato non averlo recuperato...ma allora perchè molti di quelli che vivono nel paese ora dicono che già l'averlo buttato a terra è una gran cosa???
    Ci siamo forse dimenticati che fino a pochi mesi fa la struttura fatiscente e a rischio crollo (come da articoli da giornale) era solo lo strumento politico per criticare l'attuale amministrazione....
    E' facile parlare per aforismi e frasi fatte ciò che è difficile è gestire quello che è di tutti... amministrare la cosa pubblica... infatti è facile dire a tutti i comuni che avrebbero dovuto recuperare i propri cinema-teatro con i soldi di noi cittadini. Ma allora perchè nesssuno si preoccupa del castello che forse più di ogni altra cosa rappresenta Morciano ma che per un interesse privatistico ormai è in decadenza e l'estate viene affittato a turisti al pari di ogni appartamento comune.
    Penso dunque che criticare quando non si è attivi nella vita di un comune sia fin troppo semplice... quello che è difficile è creare le condizioni per una sana crescita della nostra comunità e questo si potrebbe raggiungere solo se si collaborasse insieme per ricucire un paese che è fin troppo esasperato dalla politica.
    Scusate per lo sfogo ma penso solo che ciò che verrà al posto del cinema sarà sicuramente meglio del rudere che c'era. Un rudere che infangava la gloriosa storia del nostro cinema. E penso che nessuno di noi potrà mai dimenticare ciò che il CINEMA ORLANDO era e questo non farà altro che perpetrarne la storia
     
  8. geppetto
    geppetto New Member
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    Prima di essere frainteso e prima dei prossimi interventi vorrei chiarire che il mio intervento non vuole essere in nessun caso offensivo nei confronti di chi in quel cinema ha trascorso la sua infanzia e tra quelle mura ha vissuto momenti stupendi insieme ai suoi cari.
    Voglio solo dire che secondo me quello a cui si è arrivati era inevitabile ed è la cosa migliore per il futuro del paese
     
  9. Francesco
    Francesco Utente
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    I ricordi non si demoliscono

    E' bello leggere la descrizione meticolosa di ogni ricordo,di ogni emozione che ha legato Adele ,al mitico cinema Orlando!
    Penso anche,se ognuno di noi,
    di chi ha avuto la fortuna di vivere quei bei tempi,potesse esprimersi in merito ai ricordi,intaseremmo sicuramente il forum.
    Non dimentichero' mai la magia del rumore della pellicola,dello spegnere le luci,delle attese tra il primo ed il secondo tempo,della serieta' de lu "Totu",
    la magia dei provini(anteprime).
    Non dimentichero' mai la fila per entrare a film come "il bisbetico domato" con Celentano,proiettato per venti giorni di seguito,"King Kong","Grease","la febbre del sabato sera" a tutti i capolavori di Sergio Leone,Dario Argento con "Profondo rosso" "Suspiria" "inferno" "Tenebre",alla serie di Bruce Lee.Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
    Poi il declino del cinema, diffuso in tutta Italia,
    da una confidenza a me fatta da uno uno dei fratelli Orlando,fu un flop,pensate un po'; "Kramer contro Kramer" film premiato con l'oscar.I protagonisti erano Dustin Hoffmann e Maryl Streep.Un film forte,intelligente,sul divorzio.Costo' tantissimo perche' come diceva Adele,
    Morciano aveve l'esclusiva,era un grande cinema.
    Poi la chiusura!
    Sono stato anche fortunato a vivere in prima persona le due edizioni del festival Morcianese.Quanti memorabili recital organizzati dai Professori Pisa,Costantini,De Giorgi,La professoressa Pisanello.L'ultimo dei ricordi e' quello di Zucchero!
    Tornavo dalla campagna,la raccolta delle patate,e li',nei dintorni,c'era la cooperativa agricola,demolita molto prima del cinema Orlando,
    passando udi' una voce;mi sembro' molto strano in quanto il cinema era ormai chiuso da anni,
    mi fermai,ero convinto fosse la voce di Zucchero,alzai la serranda e m'infilai dentro un po' come un ladro.Ero esterrefato!Era lui,era proprio Zucchero!
    Aveva scelto tra tutti i teatri della Puglia;il nostro!
    Ricordo! Glielo chiesi personalmente perche' avesse scelto Morciano e lui disse che acusticamente era il migliore in assoluto!
    Sono sicuro lo ricordi ancora!
    Disse anche che potevo assistere alle prove purche' non divulgassi troppo la notizia nel paese!
    Nel giro di pochi minuti era piena la sala sotto e sopra;mancava solo chi passava a vendere i pop corn.
    Al di la' degli errori che sono stati fatti penso che Geppetto abbia detto molte cose giuste e comunque una cosa e' certa;
    sui ricordi di Adele,su quelli di tutti noi........non passera' nessuna ruspa!
    Un saluto
    Francesco.
     
  10. fabiana
    fabiana New Member
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    :)

    @ geppetto:

    :)dato che ci piace tanto la "dietrologia": la parola "comunicazione" deriva dal latino communis che significa "mettere qualcosa in comune" e "condividere" . Può sembrarti strano ma è quello che ho cercato di fare, perchè la condivisione è crescita e il linguaggio è democrazia.... salterei a questo punto la spiegazione che quelli a cui ho fatto riferimento non erano aforismi o frasi fatte ma che si trattava d'altro ...ma anche se per assurdo lo fossero stati non vedo perchè non li avrei dovuti "mettere in comune o condividere" con te e con altri. ;)

    scherzi a parte, tengo però a precisare solo una cosa riguardo il destino ineluttabile del cinema: mi pare di ricordare che a Torre vado la struttura della Cala Saracena fino a pochi anni fa era davvero un pugno nello stomaco e come stato di degrado poteva dirsi alla pari con il cinema orlando.... eppure non mi pare che l' abbiano demolita .... anzi ...oggi come struttura ricettiva è diventata il fiore all'occhiello di tutta la marina .

    .strano.

    saluti citazionisti :D
     

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