Il controllo democratico dei film

  1. antonello
    antonello Utente
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    inserisco un articolo di un giornalista italiano che srive sul giornale degli italiani in svizzera "la pagina"

    La notizia è apparsa sui giornali – e in genere non è stata accolta con entusiasmo, anzi, gli aggettivi usati sono quasi tutti di segno negativo – ma poi è stata lasciata cadere, per una sorta di timore reverenziale che riaffiora quando a fare certe proposte – che se fatte da altre forze farebbero “insorgere” l’intellighentia radical-chic contro gli attacchi alla libertà – sono le fonti del progressismo nostrano e mondiale. E’ accaduto che, quasi contemporaneamente al decreto del governo sulle cosiddette liberalizzazioni, i senatori di Rifondazione comunista, tutti e ventisette, abbiano presentato al Senato un disegno di legge intitolato “Disposizioni in materia di cinematografia” che istituisce un “Centro nazionale per la cinematografia”, con lo scopo di finanziare, controllare e vigilare sulle pellicole distribuite in Italia. Già gli scopi sommariamente elencati hanno qualcosa di sinistro, visto che il “controllo” e la “vigilanza” si appunta sul cinema, una forma di espressione artistica che di per sé si alimenta di libera creatività. Data la provenienza, è facile ritornare con la mente al famigerato “controllo democratico” delle democrazie popolari. E infatti qual è l’obiettivo del disegno di legge? Per ogni pellicola di produzione extracomunitaria ne devono essere distribuite due, di cui almeno una italiana, pena la chiusura della sala per 30 giorni. Apparentemente il provvedimento si erge a tutela del cinema italiano, ma siccome il cinema non è paragonabile a un paio di scarpe, ma è, anche nel peggiore dei casi, un’opera culturale, ne consegue che è un prodotto della creatività e come tale deve essere fruito liberamente dagli spettatori. Insomma, a fare la fortuna di un film non può essere una legge, ma la gente che lo vede e il suo libero giudizio. Per essere italiano un film deve essere di un “regista italiano, autore italiano, sceneggiatore italiano, interpreti principali e secondari in maggioranza italiani, ripresa sonora in lingua italiana, direttore della fotografia, montatore, scenografo, costumista, troupe italiani” e le riprese di esterni e interni devono ovviamente essere effettuate in maggioranza in Italia. Dunque, siamo all’imposizione dei gusti. “Il mercato”, dice Russo Spena, il capogruppo al Senato, “non è spontaneo, ma indotto, il pubblico quello gradisce perché non ha alternative”. La realtà è che il pubblico non avrebbe alternative se a scegliere quale film vedere fosse una Commissione. Ecco l’opinione di Andrea Occhipinti, presidente e amministratore della società di distribuzione “Lucky Red”: “Questa proposta non ha alcun senso (…) c’è insofferenza verso l’invadenza di un sistema capace di una politica di promozione globale, quindi straordinariamente efficace. Ma gli argini, il desiderio di chiudere i mercati non servono a niente”. E Pupi Avati: “I film americani diventerebbero il frutto proibito. E le grandi produzioni USA non hanno alcun bisogno di questa aggiunta di fascino”. Non è un caso che la maggioranza degli operatori cinematografici, dai registi agli attori, abbiano accolto negativamente la proposta. E’ strano come una parte politica importante dell’attuale governo sia a favore della liberalizzazione delle droghe e contro la liberalizzazione della cultura, che si basa sul valore e sul merito e non sulla distribuzione a pioggia dei finanziamenti di film che nessuno vuole e riesce a vedere. Si capisce anche come le cosiddette liberalizzazioni – di cui si sta tanto parlando come di evento ”storico” - siano più fumo che arrosto: sono il frutto di un compromesso con forze che non vogliono le liberalizzazioni vere e approvano solo quelle finte.

    Santo Salamone
     
  2. Fany
    Fany Utente
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    Grazie Antonello, daccordo con l'articolo.
    Nella chiosa finale "Si capisce anche come le cosiddette liberalizzazioni – di cui si sta tanto parlando come di evento ”storico” - siano più fumo che arrosto: sono il frutto di un compromesso con forze che non vogliono le liberalizzazioni vere e approvano solo quelle finte" ha pero' dimenticato di aggiungere un paio di episodi successi qualche mese fa in occasione del primo decreto Bersani quando i partiti del centro-destra sono scesi in piazza accanto ai tassisti (a Roma alcuni capipopolo, molti con tessera AN, hanno anche picchiato un giornalista del Corriere) e poi di farmacisti ed avvocati.
    Nessun accenno poi al precedente governo di centro-destra ed al suo premer ( grande ammiratore di Margaret Thatcher e del suo programma di riforme) che in cinque anni e' riuscito a passare diverse leggi ..... ad personam

    il giornalista ha dimenticato di aggiungere
     
  3. antonello
    antonello Utente
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    Fany
    il giornalista è un italiano che vive in svizzera e loro ( gli italiani all'estero ) non vivono così accanitamente alcune cottrapposizioni politiche
    ma vedono e parlano dei risultati che si raggiungano , a prescindere da chi stia al governo( beati loro )
    fany
    ha pero' dimenticato di aggiungere un paio di episodi successi qualche mese fa in occasione del primo decreto Bersani quando i partiti del centro-destra sono scesi in piazza accanto ai tassisti (a Roma alcuni capipopolo, molti con tessera AN, hanno anche picchiato un giornalista del Corriere) e poi di farmacisti ed avvocati.
    Nessun accenno poi al precedente governo di centro-destra ed al suo premer ( grande ammiratore di Margaret Thatcher e del suo programma di riforme) che in cinque anni e' riuscito a passare diverse leggi ..... ad personam

    comunque non era mia intenzione discutere sulle liberalizzazioni , ma solo sul discorso del cinema .
     
  4. Fany
    Fany Utente
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    Certo, nessuna polemica, pero' converrai che il taglio dell'articolo e' fortemente politico (il commenti sulla depennalizzazione delle droghe leggere docet), sarebbe comunque interessante sapere cosa succede nel cinema francese (qualcuno che abbia vissuto li' o che conosca la legislazione del luogo)dove e' presente un forte protezionismo statale (alcuni cinema, se non erro, devono per forza avere in cartellone alcuni titoli francesi)
     
  5. capodileuca
    capodileuca Utente
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    L'articolo ha sicuramente un taglio politico, ma tocca un problema reale: non si può censurare un film sulla base di chi l'ha prodotto (o del posto in cui sia stato girato, ecc.).
    In Francia esistono forme di protezionismo del genere (ad esempio nelle radio credo che almeno il 50% della musica debba essere nazionale) ma sono convinto sia un grosso errore!
    In un mondo sempre più piccolo, è bello mantenere le proprie peculiarità, ma è assurdo alzare muri e barriere in nome dell'amor patrio!
    L'esempio sulle droghe leggere è pungente! Ci si batte in nome della libertà di DROGARSI (perchè, comunque la pensiate spinelli e assimilati sono delle droghe) e poi si vuole vietare la visione di film stranieri! [?][?][?][?][?]
    La parte sulle liberalizzazioni (nel senso di apertura del mercato) credo invece non centri con l'argomento libertà, ma sia un modo per cercare di migliorare la qualità della vita degli italiani a discapito di alcue categorie. E' normale che chi viene colpito cerchi di protestare (chi non lo farebbe?). Ma, tanto per fare l'esempio dei taxisti, perchè non chiedete loro se sono daccordo sulle liberalizzazioni nel settore assicurativo? Vedrete che d'un tratto porteranno Bersani dal patibolo all'altare!
     
  6. Fany
    Fany Utente
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    E' anche vero pero' che la forza delle major americane (hollywoodiane) e' spaventosa e la qualita' non sempre alta, con il rischio che nelle sale italiane si proiettino solo film americani (succede in molti paesi dell'est ed in parte in Inghilterra). E' anche vero che la qualita' media del cinema italiano si e' molto abbassata negli utlimi anni.
    Riguardo alle droghe leggere il discorso e' molto piu' complesso, la precedente legge era molto severa con i consumatori (non vorrei si pensasse che sono a favore dell'uso di droghe di qualunque genere) meno con gli spacciatori, e comunque bisogna sempre tenere presente la lezione del Proibizionismo americano degli anni '20, una tale politica produsse infatti non solo un'aumento vertiginoso di morti (gente che beveva qualunque cosa che avesse un po' di alcool) ma anche l'emergere ed il consolidamento di gruppi criminali organizzati (molti di origine italiana purtroppo come Al Capone e Lucky Luciano) che avevano nel frattempo creato un vero e proprio mercato illegale di alcolici (importati dal Canada).
    Non dimentichiamoci poi che il traffico di droga oggi conta per piu' della meta' del fatturato delle varie cosche mafiose in Italia
    uote]Messaggio inserito da capodileuca

    L'articolo ha sicuramente un taglio politico, ma tocca un problema reale: non si può censurare un film sulla base di chi l'ha prodotto (o del posto in cui sia stato girato, ecc.).
    In Francia esistono forme di protezionismo del genere (ad esempio nelle radio credo che almeno il 50% della musica debba essere nazionale) ma sono convinto sia un grosso errore!
    In un mondo sempre più piccolo, è bello mantenere le proprie peculiarità, ma è assurdo alzare muri e barriere in nome dell'amor patrio!
    L'esempio sulle droghe leggere è pungente! Ci si batte in nome della libertà di DROGARSI (perchè, comunque la pensiate spinelli e assimilati sono delle droghe) e poi si vuole vietare la visione di film stranieri! [?][?][?][?][?]
    La parte sulle liberalizzazioni (nel senso di apertura del mercato) credo invece non centri con l'argomento libertà, ma sia un modo per cercare di migliorare la qualità della vita degli italiani a discapito di alcue categorie. E' normale che chi viene colpito cerchi di protestare (chi non lo farebbe?). Ma, tanto per fare l'esempio dei taxisti, perchè non chiedete loro se sono daccordo sulle liberalizzazioni nel settore assicurativo? Vedrete che d'un tratto porteranno Bersani dal patibolo all'altare!



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  7. Big John
    Big John Utente
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    Salve a tutti,
    che il giornalista "svizzero" non sia molto addentro alla realtà sociale italiana è lampante e che non ne conosca affatto la realtà cinematografica è evidente.
    Mi meraviglia che un così pessimo articolo provenga dalla Svizzaera italiana, dove ogni anno si organizza un autorevolissimo festival cinematografico come quello di Locarno molto sostenuto dai media elvetici e sentito dalla popolazione.
    Il provedimento proposto dai parlamentari del centro-sinistra a mio parere, non contiene alcun aspetto censorio nè tantomeno di controllo democratico, ma prende fondamento da uno stato di fatto, che se togliessimo le fette di salame da sopra gli occhi potremmo constatare agevolmente.
    Quel che provoca una scarsa distribuzione dei film italiani nelle nostre sale non è il livello qualitativo del prodotto, nè tantomeno la scelta "democratica" degli spettatori, bensì la gestione monopolistica delle sale di proiezione da parte delle più grandi case produttrici del mondo e italiane (magari un paio sono riconducibili all' EX premier) , che decidono cosa devono sorbirsi i "liberi" spettatori italiani.
    Questo è: REALE CONTROLLO POCO DEMOCRATICO.
     
  8. capodileuca
    capodileuca Utente
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    Non sono d'accordo. Ti assicuro che il salame preferisco mangiarlo piuttosto che metterlo sugli occhi, ma la proposta mi pare tutt'altro che produttiva. Se un film è brutto, il passaparola ne decreta il flop, italiano o straniero che sia, con o senza "sponsor" politici! Se i film americani riscuotono successo evidentemente piacciono. E se piacciono, perchè limitarne la diffusione? Tu andresti a vedere un film solo perchè è americano?
    Se ragioniamo anche in questo campo con registri politici, rischiamo di arrivare all'assurdo che per ogni pellicola americana, bisogna proiettarne una iraniana o cubana! Per ogni film di Moretti ne debbano girare uno di destra!
    L'unica censura da fare (come avviene oggi) è quella su contenuti violenti o comunque non adatti al pubblico più giovane.
     
  9. Fany
    Fany Utente
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    Capodileuca avresti completamente ragione se non fosse per il fatto che la maggior parte delle multisale nelle grandi citta' italiane sono spesso gestite dalle stesse major che producono e distribuiscono i film hollywoodiani (da non confondere con tutti i film made in Usa, anche li' c'e' una buona produzione indipendente) e quindi si possono permettere di avere in cartellone anche film che sono di pessima qualita' (magari anche per pochi giorni), cosa non permessa ai film dei paesi emergenti (l'Iran tra l'altro ha maestri riconosciuti come Abbas Kiarostami)
     
  10. Big John
    Big John Utente
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    Caro Capodileuca,
    piace anche a me il salame e la mia mole lo certifica, sembrerà paradossale ma abbiamo detto quasi la stessa cosa.
    Dici che il successo o l'insuccesso di una pellicola viene decretato dal gradimento del pubblico, giusto, il problema è che al di fuori di certi circuiti distributivi, gestiti da grossi poteri in prevalenza americani, i film non riescono ad arrivare alle sale, se non nei microcircuiti di cinema alternativo o d'autore.
    Lottare contro questi colossi è dispendioso e inutile. Le sale hanno contratti e convenzioni con i distributori che li limitano fortemente nella programmazione, anche perchè quelli "sponsorizzati" arrivano con un corredo pubblicitario imponente che garantisce al proprietario della sala un guadagno cospicuo.
    Quindi se un film non arriverà mai nelle sale sarà difficile che possa essere giudicato dal pubblico, sarà un flop assicurato che provocherà minore attenzione degli investitori e grandi difficoltà per la produzione di nuovi lavori.
    Quindi se il cinema italiano non è sostenuto dalla politica, assisteremo alla sua scomparsa o quantomeno di quello cosiddetto "minore", cioè dei nuovi autori, giovani scenografi, giovani registi ecc..
    Fai attenzione quando parlano in Tv di nuovi film, da un po' di tempo oltre a dire la data dewl lancio e gli interpreti, comunicano anche la quantità, in centinaia di copie che invaderanno contemporaneamente le sale di tutt'Italia, riflettici su e alla fine potresti convenire che noi spettatori possiamo giudicare solo i film che loro vogliono che noi guardiamo. (scusa l'incasinamento). [:26]
     

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