La Puglia per l’open source

  1. MAURO77
    MAURO77 Member
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    Sul suo sito ufficiale, il nostro presidente Nichi Vendola ha annunciato il DDL sull'open source all'interno della pubblica amministrazione Pugliese che (si spera) verrà presto approvato.

    http://www.nichivendola.it/sito/mcc/informazione/la-puglia-per-lopen-source.html

    Per chi non fosse un esperto di informatica, un software open source (termine inglese che significa sorgente aperto) , citando Wikipedia, indica un software i cui autori (più precisamente i detentori dei diritti) ne permettono, anzi ne favoriscono il libero studio e l'apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo è realizzato mediante l'applicazione di apposite licenze d'uso.
    I software open source attualmente più diffusi sono Firefox, OpenOffice, VLC, Gimp, 7-Zip, oltre ad un gran numero di progetti rivolti non all'utente finale ma ad altri programmatori. Sono inoltre degne di nota le famiglie di sistemi operativi BSD, GNU, Android e il kernel Linux i cui autori e fautori hanno contribuito in modo fondamentale alla nascita del movimento. La comunità open source è molto attiva, comprende decine di migliaia di progetti, numero che cresce quotidianamente.

    Un rapporto Assinform, l'associazione nazionale delle aziende di servizi di informatica, ammette che – nonostante il crescente interesse del legislatore (dalla direttiva 2003 dell'allora ministro, Lucio Stanca, alle commissioni Oss sotto la regia del successore Luigi Nicolais) – «i dati di utilizzo, sia in termini di cessione, sia di acquisizione di software, non sembrano evidenziare un grado di adozione pari alle attese». Eppure, rileva Assinform, ridurrebbero «i costi di acquisto per le licenze e fornirebbero maggiori garanzie di sicurezza». Così è una manna per i colossi hi-tech come Microsoft e Oracle, che non vedono ridursi i profitti derivanti dalla cessione delle licenze. E un controsenso per Pubblica Amministrazione ed enti locali, già messi alle strette dai tagli imposti per ridurre la spesa pubblica e sottoposti a stringenti Patti di Stabilità.

    Dal punto di vista del cittadino, l’adozione di software open source da parte della Amministrazione Pubblica, significherebbe principalmente una cosa: risparmio. Inoltre ne gioverebbe tutto il sistema-Paese, perché innescherebbe uno shock positivo anche in termini di economia reale. Aumenterebbe le competenze di ciascuno, creerebbe posti di lavoro per la manutenzione degli strumenti informatici e eviterebbe la dispersione di milioni di euro che ogni anno l'Italia destina ai giganti Usa del settore».

    Approfittando dello spunto offerto dalla notizia, vorrei esporvi brevemente i vantaggi che deriverebbero dall’uso di software open source da parte delle aziende ma anche da parte di cittadini privati:
    1. Sicurezza: al contrario di quanto si possa pensare, un software open source risulta essere molto più sicuro di un software chiuso. Infatti i prodotti chiusi non possono essere esaminati da un vasto pubblico, così che nessuno al di fuori della società abbia la più pallida idea di quali bug (o errori) possano contenere. Non c’è un modo che consenta a un numero limitato di sviluppatori e tester delle aziende di verificare il funzionamento dei loro prodotti come la comunità del software libero, grande e dislocata in ogni parte del mondo.
    I bug nel software open source tendono a essere corretti immediatamente, come nel caso dell’exploit nel kernel di Linux scoperto non molto tempo fa. Nel mondo del software proprietario? Non funziona allo stesso modo. Microsoft, per esempio, richiede in genere settimane se non mesi per correggere una vulnerabilità. Buona fortuna a tutte le imprese che continuano a utilizzare un software con una grave vulnerabilità nel frattempo.

    2. Qualità: Cosa è più probabile che sia fatto meglio: un software creato da un gruppetto di sviluppatori, o un software creato da migliaia di sviluppatori? Così come ci sono innumerevoli sviluppatori e utenti che lavorano per migliorare la sicurezza del software open source, ce ne sono altrettanti che pensano a caratteristiche innovative e miglioramenti per questi prodotti. In generale, il software open source si avvicina di più a ciò che gli utenti vogliono, perché gli utenti possono dire la loro nella fase di progettazione. Non è una questione di un’azienda che propone agli utenti quello che pensa essi vogliano. Gli utenti e gli sviluppatori fanno quello che vogliono e lo fanno bene. Più di uno studio recentemente ha dimostrato, infatti, che la superiorità tecnica è in genere il motivo principale per cui le imprese scelgono il software open source.

    3. Personalizzazione: Allo stesso modo gli utenti aziendali possono prendere una parte del software open source e modificarla per soddisfare le loro esigenze. Dal momento che il codice è aperto, basta modificare ciò che serve per aggiungere la funzionalità mancante. Non provateci con il software proprietario, è impossibile. Senza contare che violate la legge.

    4. Libertà: Quando le imprese passano al software open source si liberano finalmente di quelle imposizioni che il software proprietario fissa. I clienti tipicamente sono in balia della visione del fornitore: devono seguire requisiti, dettami, prezzi, priorità e scadenze da cui derivano limiti su ciò che si può fare con il prodotto che si sta pagando. Con il software libero, d’altro canto, gli utenti hanno modo di prendere le proprie decisioni e fare ciò che vogliono. Dalla loro hanno anche una comunità mondiale di sviluppatori e altri utenti a disposizione per aiutarli a usarlo al meglio.

    5. Flessibilità: Quando l’azienda utilizza software proprietari come Microsoft Windows e Office, si è su una pedana mobile che richiede di mantenere aggiornati sia il software che l’hardware all’infinito. Il software open source, d’altra parte, è in genere molto meno avido di risorse, il che significa che può funzionare bene anche su hardware datato. Sta a voi decidere quando è il momento di aggiornare.

    6. Interoperabilità: Il software open source aderisce meglio agli standard aperti di quanto faccia quello proprietario. Se il valore dell’interoperabilità con altre imprese, computer e utenti, non vuole essere limitato da formati proprietari, il software open è sicuramente la strada da percorrere.

    7. “A scatola chiusa”: Con un software chiuso non avete nulla che potete verificare, dovete fidarvi di ciò che il venditore sostiene: possono dirvi che questo è sicuro e aderente agli standard, anche se non lo è. Si tratta di un atto di fede. La visibilità del codice alla base di un software open source, al contrario, significa che potete vedere voi stessi cosa ci sia dietro le quinte e fidarvi davvero.

    8. Opzioni di supporto: Il software open source è generalmente gratuito ed è quindi un mondo sostenuto attraverso la vibrante comunità che lo circonda. La maggior parte delle distribuzioni Linux, per esempio, ha una comunità online con eccellente documentazione, forum, mailing list, wiki, newsgroup e persino il supporto via chat. Per le aziende che vogliono una garanzia in più, si può optare per il supporto a pagamento, recentemente offerto anche alla maggior parte dei pacchetti open source, a prezzi che rientrano ancora molto al di sotto di ciò che più produttori di software proprietario in genere chiedono. I fornitori di supporto commerciale per il software open source tendono a essere più reattivi, molto più reattivi, dal momento che il sostegno al loro reddito è proprio quello.

    9. Costo: Tra il prezzo di acquisto del software e il costo esorbitante della protezione da virus (obbligatoria), le spese di supporto, le spese per i corsi di aggiornamento e i costi connessi con l’essere ‘rinchiuso’, il software proprietario prende dalla vostra attività più di quello che probabilmente avete considerato.

    10. Provare per credere: Se state pensando di utilizzare software open source, in genere non costa nulla provare e sperimentare. Ciò è in parte dovuto al prezzo del software libero e in parte grazie all’esistenza di versioni di Linux eseguibili direttamente da chiavette USB o LiveCD. Nessun impegno reale è richiesto fino a quando non si è davvero sicuri.

    Questo non significa che voi o la vostra azienda deve necessariamente usare software open source per tutto, ma con i vantaggi che ci sono sarebbe sbagliato non prendere seriamente questa alternativa in considerazione.
     

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