L'acqua !...un bene sempre..piu'..prezioso

  1. Francesco
    Francesco Utente
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    Per effetto del cambiamento climatico,la crisi idrica e' sempre piu' alle porte,ed e' importante per noi comprendere quale bene prezioso e' "l'acqua".
    A tal proposito,leggetevi questa lettera che Walter Ganapini,presidente di Greenpeace Italia, ha scritto.



    L’oro ….trasparente
    La Direttiva 60/2000 dell’Unione Europea recita : “ ..l’acqua non
    è un prodotto commerciale , bensì un patrimonio che va protetto “
    .
    L’acqua è una risorsa ciclica ( evapo-traspirazione , trasporto ,
    precipitazione ) criticissima per la vita : se le precipitazioni
    annue fossero distribuite non in funzione delle tendenze
    meteoclimatiche , ma di quelle demografiche ( esempio per assurdo
    la densità di abitanti per unità di territorio ) , vi sarebbe
    enorme disponibilità di risorsa rispetto al fabbisogno .
    Ciò , ancor più se comportamenti razionali generalizzati
    prevenissero l’inquinamento delle acque usate e rilasciate dagli
    insediamenti antropici , garantirebbe la sopravvivenza della
    specie senza dover intaccare neppure in minima parte la quota
    sotterranea delle risorse idriche.
    Così evidentemente non è .
    L’incultura dell’acqua “ res nullius “ , in Italia , porta al
    paradosso che ci vede consumare 170 litri di acqua imbottigliata
    / abitante all’ anno , contro una media europea di 85 ed una
    mondiale di 15 , equivalenti a 5 miliardi di contenitori plastici
    che si trasformano in 100.000 tonnellate / anno di rifiuto
    urbano.
    L’acqua imbottigliata , assoggettata a regimi di controlli spesso
    rivelatisi lacunosi , ha un costo variabile tra 30 e 50 cent. di
    Euro , cui si dovrebbero sommare i costi di smaltimento del
    contenitore , mentre 1000 litri di acqua da acquedotto , certo
    più controllata sul piano chimico-batteriologico ,
    non costano più di 1 Euro .
    Gli Italiani dichiarano che alla base di questo paradosso c’è la
    convinzione che l’acqua imbottigliata sia più sicura ( 51% ) ,
    più “buona” ( 35% ) , meno “dura” ( 14% )
    Il nostro Paese , sin qui collocato in una fascia climatica
    temperata e dotato di una ricca orografia e di una importante
    articolazione idrologica superficiale ( l’acqua naturalmente o
    artificialmente invasata ammonterebbe a circa 10 miliardi di
    metri cubi ) , risulta anche ricco di acquiferi sotterranei , la
    cui capienza è stimata tra i 5 e i 12 miliardi di metri cubi .
    La maggior parte della risorsa , in virtù dell’andamento delle
    precipitazioni e delle caratteristiche podologiche , è
    concentrata al Nord , il 15% al Centro , il 12% al Sud , il 4%
    tra Sardegna e Sicilia .
    Ciò nonostante , la crisi idrica è alle porte in tutto il Paese ,
    anche come effetto del cambiamento climatico globale in atto ,
    che vedrà l’aridificazione interessare il Centro-Sud e la subtropicalizzazione
    il Nord , con decremento del volume totale
    delle precipitazioni , che però si verificheranno in un minor
    numero di eventi , ciascuno dei quali , stante anche il
    malgoverno del territorio , potrebbe diventare “estremo” in
    termini di effetti attesi ( esondazioni , dissesto , rapidissimo
    fluire al mare , ecc) .
    Di ciò ben si stanno accorgendo le Compagnie di Assicurazione .
    Cosa sta all’origine di questa scarsità annunciata ?
    Le cause prevalenti sono così sintetizzabili :
    -decennale incuria/mancata manutenzione delle reti di
    collettamento ed adduzione , che porta ad un livello di
    dispersione della risorsa idrica captata variabile tra il 30%
    della Emilia-Romagna e l’oltre 50% dell ‘ Acquedotto Pugliese .
    -inquinamento dei corpi fluviali da parte di insediamenti
    industriali , attivi e dimessi , ed urbani , in spregio ad ogni
    normativa , stante anche la totale aleatorietà del regime dei
    controlli ambientali .-ormai insostenibile idroesigenza di un settore primario
    caratterizzato per decenni da monocolture intensive e da tecniche
    irrigue ( es. a pioggia ) dissipatrici di oltre il 30% dell’acqua
    erogata , peraltro a costo marginale .
    -mancata generalizzazione di apparati ( diffusori , ecc ) per la
    minimizzazione dei consumi a parità di prestazione a livello dei
    consumi domestici .L’eccellente esperienza condotta al riguardo a
    Bagnacavallo in Emilia Romagna ha mostrato come questa sola
    misura , il cui bassissimo costo ( 2-3 Euro/abitante ) si ripaga
    comunque con i certificati bianchi per la minore spesa energetica
    del servizio idrico , consenta di ridurre i consumi familiari di
    almeno il 10-12 % .
    Walter Ganapini , Presidente Greenpeace Italia
     
  2. capodileuca
    capodileuca Utente
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    Se ci fate caso alcune volte (ad esempio durante manifestazioni, o in alcuni ristoranti o bar) capita di pagare una bottiglietta da mezzo litro d'acqua anche 1 euro! Praticamente più della benzina!
    Questo è solo un piccolo allarme, ma se pensate che le grosse multinazionali stanno cercando di accaparrarsi risorse idriche (riuscendosi) ho paura che non è lontano il giorno in cui costi così alti non saranno un'eccezione!
    :(:(:(
     
  3. Avvoltoio
    Avvoltoio Utente
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    Ed il grande spreco dell'Acquedotto Pugliese ??????e l'acqua che tutti noi sprechiamo ????
    e pensare che milioni di persone muoiono per la sua mancanza.
    siamo fortunati ,e non sappiamo ancora per quanto . Ed allora cerchiamo di non sprecare un bene prezioso ( ricordati :chiudi il rubinetto ).
     
  4. Wtrotta
    Wtrotta Utente
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    Primo Passo Contro Privatizzazione Dell’acqua

    BARI – Un disegno di legge regionale per regolare il servizio idrico integrato: la rivoluzione dell’acqua pubblica è partita. Vendola lo aveva promesso nella sua campagna elettorale, fin dall’alba della corsa con Boccia alle primarie di coalizione: “No, all’acqua privata” e “Solo acqua pubblica”. Il primo passo verso questo ambizioso obiettivo, in controtendenza con il decreto Ronchi e le scelte del governo nazionale, sta nell’approvazione in queste ore da parte della giunta Vendola di un disegno di legge, che prevede la costituzione dell’azienda pubblica “Acquedotto pugliese-Aqp”, al cospetto oggi di una società per azioni a partecipazione pubblica, ripartita nel suo assetto proprietario tra la Regione Puglia (che ne detiene l’87% circa) e la Regione Basilicata (che ne possiede il 13% circa).

    A rendere nota l’approvazione del ddl sono stati lo stesso governatore, Nichi Vendola, e l’assessore alle Opere Pubbliche, Fabiano Amati. Nel provvedimento si ricorda che, con deliberazione del 23 febbraio scorso la giunta regionale, si era impegnata a reperire le somme necessarie, pari a circa 12milioni di euro, per acquisire le azioni detenute dalla Regione Basilicata.

    Gli articoli della legge sono 15 e stabiliscono i termini di governo e gestione del Servizio idrico integrato attraverso la costituzione dell’azienda pubblica regionale “Acquedotto Pugliese – Aqp” al posto dell’“Aqp spa”. Un disegno di legge funzionale alla garanzia del diritto fondamentale dell’acqua potabile e della configurazione del servizio idrico integrato come privo di rilevanza economica, affidato ad un organismo di diritto pubblico sottratto alle regole della concorrenza. La legge prevede anche strumenti a tutela del diritto all’approvvigionamento idrico con un fondo regionale, per garantire il diritto all’acqua potabile ai residenti ed un fondo di solidarietà internazionale per finanziare progetti in paesi esteri.

    Si prevede la trasformazione di Aqp Spa in soggetto giuridico di diritto pubblico senza scopo di lucro, con finalità di gestione orientate alla trasparenza e alla partecipazione delle comunità locali e della cittadinanza, con la presenza nel consiglio di amministrazione di tre rappresentanti eletti da un’assemblea di sindaci dell’ambito territoriale ottimale e con altre forme di coinvolgimento dei cittadini singoli ed organizzati. Un primo passo molto serio, dunque, verso la rivoluzione dell’acqua, attesa dai cittadini e dai numerosi movimenti spontanei nati a tutela del principale “bene comune”.

    fonte Lecce prima.it