LUIGI DE GIOVANNI PRESSO RAGGIO VERDE-ASSOCIAZIONE

  1. Pantaleo
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    Avrei piacere che voi interveniate alla mia mostra. Cordialmente saluto Luigi De Giovanni

    IL PRESENTE VALE COME INVITO PERSONALE di LUIGI DE GIOVANNI PRESSO RAGGIO VERDE-ASSOCIAZIONE ARTISTICO SOCIO CULTURALE via Federico d'Aragona, 4 LECCE Tel. 339 4038939 - 339 5607242 E-mail: raggio_verdeonlus@libero.it INAGURAZZIONE Sabato 4 Dicembre 2004 alle ore 18.30 la Mostra rimarrà aperta fino al 4 Gennaio 2005 Orario di Galleria dalle 17.30 alle 21.00


    J’accuse
    di Ambra Biscuso

    “Io sono convinto che il nostro fratello che vive nel sottosuolo lo si
    debba tenere alla cavezza.
    Si, perché per quanto egli sia capace di restarsene lì zitto nel
    sottosuolo foss’anche per quarant’anni, il giorno che vien fuori non ce
    la fa proprio a trattenersi, si mette a parlare, parlare, parlare… alla
    fine, signori miei: è meglio non far niente! È meglio la consapevole
    inerzia! E dunque evviva il sottosuolo!” (F.Dostoevskij)

    Dal caos nasce la vita che si consuma nella lotta. “J’accuse” urlano
    nella loro fissità motoria i jeans di De Giovanni, divenuti vuoti
    involucri senza corpo dove la storia è scritta a lettere maiuscole,
    dove la parola si perde nel silenzio. Eravamo abituati e leggere nelle
    opere di De Giovanni il grido della rivoluzione e l’avvertimento che
    tutto poteva finire nella controrivoluzione. Eravamo abituati a
    leggere: LIBERTA’, CAOS, VITA…LIBERTA’, VITA, CAOS…, jeans usati come
    tela su cui tesseva con il colore il suo dissenso verso una società che
    stritola la libertà dell’uomo a favore dell’interesse individuale, del
    capitalismo. Era il suo parlare. Parole come colori o colori come
    parole invadevano l’azzurro del cielo stracciando di rosso il giorno,
    le vele gonfiate dal vento dell’ideale solcavano i mari della speranza.
    Parole segnavano l’orizzonte ed il nero marcava la circolarità della
    vita e definiva il pensiero. Parole, tante, numerose come compagni nei
    cortei. Oggi il parlare di Luigi De Giovanni è cambiato, il rosso, il
    blu, il giallo brillante di un tempo si spengono cedendo il posto alla
    notte, nessun orizzonte trattiene la parola libertà. Le parole sembrano
    reperti archeologici del passato, menhir di MORTE svettano tagliando in
    due la tela e l’orizzonte è L’Urlo Nel Buio. Il grido rivoluzionario
    indietreggia e le parole lasciano il posto ai numeri: 50 7x7 49 … due
    per due quattro. Mi riporta alla mente Dostoevskij quando in: “Memorie
    del sottosuolo” dice “…forse tutto lo scopo al quale tende l’umanità
    consiste soltanto e per l’appunto in questa perpetuità del processo del
    suo raggiungimento, o in altre parole: nella vita stessa, e dunque non
    nello scopo considerato di per sé, - il quale scopo, si capisce, non
    dovrà essere altro se non appunto quel due per due quattro, ovverosia
    una formula; in effetti quel due per due quattro non è già più vita,
    signori miei, bensì il principio della morte”
    Ed il 7x7 49 non è più vita ma il principio della morte?
    Dopo il 2 per due non rimane nulla, se non la consapevolezza che ogni
    azione si termina in un urlo nel buio, mentre il pensiero affoga
    nell’infinito e benché l’artista tenti di sprofondare nel letto molle
    dell’inerzia, cercando di sfuggire all’infinito, non riesce a sfuggire
    al suo pensiero perché ne è prigioniero e carceriere per scelta e per
    bisogno. Ed anche i numeri svaniscono e rimane l’uomo abbracciato al
    ricordo: un gruppo di nostalgici segna il passo dietro un corteo
    trattenendo tra le mani una vecchia bandiera lacera e stinta con sopra
    scritta la parola libertà e benché De Giovanni appenda la sua
    rivoluzione ad una gruccia la dipinge di rosso e il jeans dipinto sul
    jeans diventa memoria. Aderenze contestuali. Ma anche il due per due
    quattro svanisce. Rimane l’uomo, l’uomo che vola nel suo pensiero oltre
    il limite imposto dalla forma, oltre il limite di quella linea bianca
    tratteggiata che compare su una tela, quasi strisce pedonali nella
    memoria, dove la parola libertà non è scritta ma si legge e l’eco della
    rivoluzione svanisce lasciando l’immagine piatta di un jeans sul jeans.
    “J’accuse!”.

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    Programma 2005
    Venezia galleria d´arte"III Millennio" Firenze galleria d´arte
    "Mentana" Filadelfia "Fiera dell´arte" Presentato dalla galleria d´arte
    "Mentana" di Firenze Curricolo