Moralita' O Materialismo?

  1. metaIdeology's
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    Il simbolo

    Chi ti parla vuole essere esente da condizionamenti di sorta, derivanti da fedi religiose e/o colori politici. Vuole dare ascolto all’ideale del giusto, per chi ancora ci crede, lotta e si sacrifica per esso. Per chi smarrito si trascina tra una sponda e l’altra, lungo un fiume, non curante della corrente che pian piano ingrossa, incontrollabile, per poi sfociare nel mare dell’anonimato.
    E se, come è solito fare per molti, ti chiederai: “che interessi avrà mai? perché è franco, libero, esente…”, lo farai perché l’esperienza comune, purtroppo, insegna l’incapacità che qualcuno faccia qualcosa per il prossimo senza nulla chiedere in cambio. Non è forse vero?
    Ah, non sia mai che accada il contrario, di sola pazzia potrebbe trattarsi.
    In realtà un interesse c’è.
    L’interesse di te, del singolo, di ogni membro della società, senza distinzione né di razza, né di ceto, né di titolo. Questo pensiero è volto a comprendere e a dar voce alla tua intima realtà personale, nonché famigliare e sociale. Ad ascoltare le tue necessità, i tuoi desideri, non come la massa che dice di sapere ciò che è meglio per te, sostituendosi alla tua volontà.
    Ciò che questo messaggio si propone di fare è suscitare interrogativi, attraverso i quali innescare un meccanismo oramai scomparso: pensare e agire autonomamente.
    E tutto questo per il tuo bene, per il tuo futuro, che è il futuro di tutti, della collettività.
    Ciò che ti chiede, è di avere il coraggio di guardare la realtà negli occhi, rinunciando a essa laddove sia ipocrita e beffarda. Ti chiede di percepire le tue più autentiche necessità,
    attraverso un dialogo sincero, volto all’ascolto, aperto con te stesso, con la tua coscienza, da troppo tempo taciuta, soffocata da falsi profeti che ti nutrono con un cibo destinato a consumarsi, a finire come tutte le cose materiali.
    Gli stessi che edificano le loro declamate opere su un terreno cedevole come la sabbia, soggetto alla marea, che al suo arrivo altro non lascia se non delusione e frustrazione:
    è il terreno dell’illusione.
    Gli stessi che meschinamente sobillano contro coloro che si danno per il vero, boicottandoli, tarpandogli le ali, affinché la verità resti protetta, al sicuro, dicono – o forse è più giusto dire segregata, rinchiusa, nascosta? – affinché resti nelle mani di quei pochi, che criminosamente la maltrattano, la violentano, ne abusano allo scopo di asservire, sottomettere, impoverire il prossimo. Per il fine ultimo di assicurarsi una poltrona, non importa quante saranno le maschere che dovranno mutare, infondo ne basta una, cangiante, come quella che hanno.
    Il vero interesse di quanto ti viene detto è quello di ritrovare per ritrovarsi… per ritrovare sé stessi. In questa immensa baraonda c’è bisogno di te, del tuo apporto, e non di quanto ti sussurra il subdolo amico che hai accanto. Liberati di tutto ciò!
    Prendi parte attiva alla vita universa che ti circonda. Vai a fondo alle vicende documentandoti, arrivando al nocciolo, alla parte più genuina e incontaminata della realtà.
    Ascolta con la ragione e non solo con l’orecchio… non fermarti davanti a ciò che l’evidenza, con occhio assai attento, ti propina.
    Chi meglio di te stesso può volere il tuo bene?
    Perciò, non adagiarti sul piacere e la gloria di un momento, di un’ora falsa. Rinuncia alle lusinghe del protagonismo di massa. Vieni fuori dal coro, dai voce al tuo pensiero: è un tuo diritto e un tuo dovere.
    Se poi, al contrario, tutto ciò che desideri è la gratificazione, o la goduria, intesa come soddisfazione fisiologica tipica delle “bestie prive di intelletto”, allora continua a fare come probabilmente hai fatto fino ad ora. Una cosa è certa: non potrai auto-determinare le tue scelte, i tuoi progetti, la tua vita, perché ciò che ti manca a tal fine è la libertà.
    Sappi che qualcun altro lavora giorno e notte per privartene; come anche - queste parole ne sono la prova - qualcuno lavora per la giustizia, per il bene di tutti.
    A questo punto, potrai decidere di continuare a prestare ascolto, e proseguire nella lettura del testo, oppure esprimere il tuo disinteresse, qualora reputi questi pensieri pura e semplice retorica. Al contrario, se quanto qui asserito, si commina e identifica con la tua visione di vita, col tuo modo di essere, sappi che per quanto mai ciò sarà possibile, mai sarà abbastanza se non lo si coltiva giorno per giorno…
    Nessuno potrà mai dire di essere arrivato. Colui che lo fa, darà inizio al suo declino, perché ogni cosa non curata, non coltivata, ma abbandonata a sé stessa, non dà frutto e appassisce.
    Inoltre, sappi che anche se deciderai di voltare le spalle, stanne certo che ogni qualvolta ti si presenterà la necessità di dover decidere, ti chiederai: “sono io che sto esercitando la mia volontà, o sto facendo quella degli altri”?
    Se ciò avverrà, allora questo messaggio sarà riuscito nel suo intento:
    ovvero, fare il tuo interesse, attraverso la tua volontà, il tuo agire, senza imposizione alcuna. Al contrario, se ciò non accadrà, avrà vinto il potere di pochi.
    Avrà vinto il dominio a scapito della libertà… la tua!


    Il valore della denuncia

    L’impulso che ha dato vita alla volontà di esprimere quanto riportato in questa discussione, scaturisce da quanto divulgato tempo fa, dal consiglio direttivo della sezione del PD di Barbarano, a proposito dell’atto, quanto meno discutibile, di eradicare gli alberi lungo l’unico marciapiede, antistante piazza S. Lorenzo, che ne era provvisto.
    Tuttavia, il valore della questione oggetto del manifesto, anche se oggettivamente, come sostenuto dagli autori, è inoppugnabile, in forza del biasimo che l’atto suscita, in sé stesso e per la mancata interpellanza delle altre forze politiche nonché dell’opinione pubblica – fermo restando il fatto che ciò corrisponda al vero – ne risulta, in ultima analisi, inficiato dall’uso di un colore politico, che rappresenta solo una parte e non tutta la popolazione.


    Quando l’altro diviene il mezzo per un fine

    È possibile, comunicare alla folla e trascinarla verso i propri scopi, attraverso un’attenta e adeguata scelta del linguaggio. L’influenza sociale è il modo di base per orientare e dirigere reciprocamente il sistema delle credenze positive e negative, dei desideri, degli atteggiamenti, degli scopi, e dei processi decisionali dei costituenti di un gruppo sociale. L’effetto convergente di fattori come la consistenza, l’immediatezza della pressione, e la numerosità o la percezione di essa, danno luogo a un’influenza di maggioranza, attraverso un meccanismo che spesso è quello dell’ignoranza pluralistica, dove la maggioranza crede che la maggioranza sostenga una certa cosa. Ciò conduce a una spirale di silenzi che assume aspetti paradossali di comunicazione, portando a un falso consenso. Una delle conseguenze di questo fenomeno può essere per esempio, che norme o credenze nelle quali non crede più nessuno, continuino a essere tenute in piedi, ostacolando così processi di innovazione.
    Una modalità fondamentale che genera e sostiene l’influenza sociale, è la comunicazione persuasiva. Tra i fattori principali su cui questa può far leva vi è l’ordine in crescendo delle argomentazioni, e la natura delle conclusioni: il modo esplicito di fare conclusioni nonché raccomandazioni, accresce il valore persuasivo del messaggio. L’unilateralità delle argomentazioni, ovvero vengono esaminati solo gli argomenti a favore. Gli appelli alla paura che servono ad aumentare il consenso. La sequenzialità espositiva: la comunicazione viene avviata con espressioni mirate ad accattivarsi simpatia e credibilità da parte del destinatario, esercitando su quest’ultimo, un coinvolgimento mediato da un atteggiamento sensibile e solidale, attraverso contenuti che riguardano interessi di prim’ordine dell’individuo, o di rilevanza innegabile per i diritti dello stesso. Così facendo, “un piccolo passo” verso l’atteggiamento desiderato, il quale aprirà la strada verso ulteriori passi, è compiuto. Di seguito, la percezione di aver diminuito la “distanza” dalla fonte, autoconvince il destinatario a essere bendisposto verso il proposito successivamente presentato, per arrivare alla richiesta esplicita vera e propria – nel caso in questione, un invito di adesione, che assume marcatamente un aspetto propagandistico.
    Infine, per essere durevole il messaggio deve precedere di poco il momento della
    decisione e del passaggio all’azione.
    Credo pertanto, che esistano tutti i presupposti per poter dubitare in modo oggettivo della genuinità del manifesto in questione, e di ogni altro contenuto che si distingua su date basi, da qualunque colore politico, ma non solo, esso provenga.
    Chi voglia veramente fare qualcosa di buono, autentico e duraturo per la comunità tutta, deve lasciare da parte la politica di vecchio stampo, e adoperarsi in prima persona, svincolandosi da una logica d’azione, che è quella del delegare, antiquata e improduttiva perché muore nell’aspettativa mai realizzata, a opera di chi dispensa promesse a destra e a manca. Tutto ciò, s’intende, muovendosi nel rispetto dell’ordine costituito. Solo così, forse, potrà nascere qualcosa di positivo ed edificante, che ponga fine al clima di inciviltà, veramente indecente e vergognoso, che si è venuto a creare negli ultimi anni, non a causa della politica in sé, ma di chi ne fa di essa uno strumento per accaparrarsi un interesse personale.

    In ogni situazione, l’altro deve essere trattato sempre come un fine e mai come un mezzo. Inoltre è necessario tener conto, insieme all’impulso egoistico, soprattutto di un sentimento etico disinteressato.



    Individuo e moralità: verso una coscienza del bene comune

    Nel momento in cui l’individuo, in quanto nucleo di esperienza cosciente, definito come “il soggetto per eccellenza”, l’essere pensante, centro della socialità, sebbene talvolta il contesto comunicativo da cui essa deriva e su cui poggia, lo alieni, relegandolo agli antipodi della stessa – in virtù di quella funzione adattiva precipua per la sopravvivenza della specie, che sebbene trovi giustificazione in tutta la filogenesi, con la comparsa del pensiero ne subisce una ridefinizione più complessa in termini di autodeterminazione, per la componente di controllo che ne deriva – abbia a trovarsi di fronte a una qualsivoglia realtà, sia che ciò avvenga meccanicamente per mezzo di vincoli naturali e interessi generali comuni alla società di appartenenza, nonché dell’insieme di norme attinenti al rispetto delle esigenze fondamentali della convivenza sociale, vale a dire diritti e doveri, sia che addirittura ciò si verifichi per libera scelta, in verità mai libera in quanto più o meno coercitivamente influenzata, a causa dei meriti di un’aristocrazia del profitto e dell’inganno – ad usum Delphini – qualunque sia la sua situazione, ovverosia il complesso di rapporti che legano lo stesso individuo all’ambiente storico-sociale, egli cercherà di valutarla in termini di giusto o sbagliato, di buono o cattivo, di utile o nocivo per sé stesso

    Chiunque potrebbe obbiettare sull’oggettivabilità delle qualità che questi aggettivi veicolano, adducendo speculazioni di carattere empirico, unitamente alla facoltà di scegliere – quanto meno in riferimento alla libertà giuridicamente intesa – se aderire o no in modo dichiarativo o implicito. Ma senza l’uso di una logica che miri a elaborare una concezione complessiva e razionalmente fondata della realtà del mondo e dell’uomo, l’esperienza, quale fonte principale di conoscenza, risulta frammentaria e quindi priva di coerenza universale.
    Invero, benché secondo alcuni, i termini etici siano definibili nei confini dell’espressione “buono”, mentre “buono”, come sostenuto in passato è indefinibile in quanto la bontà è una qualità semplice, inanalizzabile, è innegabile che oggi, qualunque società che si rispetti in termini di diritto naturale, dove l’uomo con la sua evoluzione stabilisce e ridefinisce la misura di tutte le cose, si basa sui principi di una morale intesa come parte dell’attività pratica dello spirito volta alla ricerca del bene, dove il bene sia un valore indistinto dall’utile, ma soprattutto sia un valore verso cui il singolo tende per la collettività. Perché, il bene della collettività è il bene del singolo, in ragione di quella relazionalità per la quale l’uomo nasce, sulla quale fonda la sua identità, e da cui prende significato il rapporto di interdipendenza tra le parti. Dove il criterio di valutazione decisivo è determinato dal “calcolo” – mi si passi il termine senza interpretazioni che esulano dal proposito di fondo – del maggior bene possibile per tutti.
    Ciò dà origine a un modello di coscienza diffuso e legittimato, perché esente da rischi di sorta, che si rinnova e perpetua attraverso l’agire e la percezione positiva degli effetti che esso produce. Così facendo, ognuno assume la valenza di elemento indispensabile per il funzionamento dell’ organismo sociale. Ognuno diventa parte attiva e artefice della realtà che lo circonda, fermi restando i limiti che il caso e la contingenza pongono nel processo di autodeterminazione di una scelta, e quindi di un’azione.


    Pro-forum

    Cerchiamo, prima di parlare, di interrogarci su ciò che stiamo per dire, chiedendoci se ha un valore comune, o solo personale.
    Rendiamo ogni nostra partecipazione un momento di costruzione collettiva, non uno sfogo di chissà quale frustrazione recondita, o una critica a piede libero, semplicemente per il gusto di farlo, per mania di protagonismo, forti del fatto di essere protetti dalla libertà di pensiero, o dall’anonimato di un nome fittizio.
    Non è vero che uno può dire quello che gli pare, forte del fatto che alla fine nessuno potrà attaccare la sua immagine, perchè non dichiara la propria identità – e peggio è per chi lo fa con deliberata dichiarazione e intenzione.
    A rimetterci, siamo tutti, scadendo in un ambiente che risulta ostile, improduttivo e a tratti volgare, con la naturale conseguenza, anziché di avvicinare, di allontanare l’altro.
    Dobbiamo capire che, ciò che ogni partecipante mette in ballo, identità anagrafica a parte per chi lo fa – con annessi e connessi – è la sensibilità d’animo personale, nonché l’ideale che ognuno di noi ha di essa, che subisce inevitabilmente un’azione, positiva o negativa a seconda del valore di un’espressione – in termini di propositività – con conseguenze che si ripercuotono, nell’immediato e specifico, sull’idea che abbiamo di questa comunità, e ciò che è peggio sulla società in generale, in seguito.
    Perciò, cerchiamo tutti di essere più rispettosi della “realtà personale” del nostro interlocutore, usando una critica propositiva e sana, e non disgregante e demolitiva.
    Abbiamo solo da guadagnarci.

    Un grazie a tutti gli “uomini” di buona volontà, e a Pantaleo, il quale, nonostante le molteplici difficoltà a cui deve far fronte, continua a portare avanti questa realtà.
     
  2. FraBo
    FraBo Utente
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    Pausa caffè...

    Ero intento nel preparare un'esame abbastanza complicato, con libri dal lessico ricercato e di difficile comprensione...in preda all'esaurimento filosofeggiante ed in cerca di un appiglio rilassante ho aperto il forum, sicuro di trovarci qualche discussione simpatica che mi potesse far riposare un pò le meningi...la prima discussione era aperta da pochissimo...e vai! mi dico...qualcosa di nuovo...apro il messaggio...leggo...leggo...leggo...lunghino eh?..oddio anche sul forum devo imbattermi in professoroni d'alto borgo con il vizio della frase ad effetto...
    Mi accingo a comprendere il senso di quello che è scritto...forse non ce la faccio..ma ci provo..la lezione di sociologia e comunicazione politica scaturisce da un manifestino di quei brutti comunisti dei "piddiani"...denuncia sensa senso...solito opportunismo di basso rango...il cittadino è usato come mezzo per biechi fini elettorali...il vecchietto che leggerà quella pseudo denuncia verrà violentato psicologicamente, nella sua cpacità di pensare...esponenti comunisti del pd vogliono farci il lavaggio del cervello con il loro linguaggio persuasivo, con il loro canto da sirena ammaliante....ma che scoperta!!!! la comunicazione politica si basa sulla persuasione, la comunicazione in generale ha di per sè un base persuasiva e anche il tuo bel messaggione non scherza...ci consigli di pensare con la nostra testa, di rifiutare ogni appartenenza e di batterci in prima persona...bene...bravo..bis..ti faccio presente che chi ha firmato quel manifesto in qualità di direttivo si è sempre battuto in prima persona per ogni questione, si è sempre sporcato le mani, perde continuamente la voce tentando di far ragionare la gente ottusa che ormai spopola nel nostro paese e poi ebbene si...fa parte di uno schieramento politico...e ben venga!! fossero tutti così gli schieramenti politici, attivi tutto il tempo e non solo poco prima delle elezioni, attenti a ciò che succede intorno, con gli occhi aperti e con la voglia di esprimere le proprie idee...tu metti l'espressione del proprio pensiero in secondo piano e parli di critica costruttiva...non c'è scritto in nessuna legge sia giuridica che morale che la critica deve essere per forza costruttiva...la critica è prima di tutto esprimere un'idea..anche la più cretina che possa essere e poi semmai dibatterci su...sempre nel rispetto della persona è chiaro...ma la libertà di esprimere la propria idea e di discutere anche la verità più indiscutibile deve comunque esistere in una condizione di democrazia. Parli di bene collettivo che deve essere necessariamente staccato dal bene individuale ed egoistico..ottime parole...un'utopia immensa...non credo esistano martiri del bene collettivo che in nome di questa missione danno la propria "vita" per il bene dell'altro...nella politica come nella società il bene collettivo è necessariamente accompagnato da una sorta di realizzazione personale ...il problema è bilanciare i due valori...un individuo è legittimamente portato a soddisfare i bisogni personali, ma se questa necessità fa si che esista un forte impegno per il benessere pubblico ben venga l'individualismo a braccetto con la collettività.. personalmente non mi sento privato di nessuna libertà nel riconoscermi in un colore politico, l'appartenenza politica, la precisa scelta dei propri ideali senza tralasciare l'aspetto critico della propria individualità è uno dei pilastri della mia persona...il tramonto dei grandi ideali per me è una grossa bufala...il tramonto delle idee è un'amara realtà...
    mi sono dilungato anch'io...stop...si ricomincia a studiare...
     
  3. anarchico1
    anarchico1 Member
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    Cosi' tutto in una sola volta

    Che bello! Apro il forum ed in una sola volta,vedo tanta carne al fuoco!
    Non succedeva da tempo!
    Grazie per avermi fatto pensare,riflettere,in un paese che oramai vive di Sante messe,processionie, tombolate, di gente che non lascia riposare in grazia di Dio nemmeno i nostri morti.
    Grazie ancora.
     
  4. capodileuca
    capodileuca Utente
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    Ho letto tutto ma... mamma mia che fatica!

    Una domanda a metaIdeology's: secondo te come si può distinguere ciò che è genuino da ciò che è puro opportunismo?


    PS: se puoi usare parole più "terra terra" te ne sarei grato! ;-)

    Messagio in codice: vado a fare pipi!
     
    Ultima modifica: 20 Marzo 2008
  5. metaIdeology's
    metaIdeology's Member
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    Le tue parole sono dettate da un amor proprio ferito, e per questo uso nei tuoi riguardi un sentimento di solidarietà, e compassione.
    Pertanto, sebbene capisco quanto sia difficile lavorare sul proprio orgoglio, specialmente se si percepisce essere minacciato alla radice, ti consiglio di riposarti un po’, rileggere quanto per tua libera scelta hai già letto – stavolta con più attenzione, poggiando su quello spirito di autocritica, che tu hai dichiarato essere un pilastro della tua personalità, e questo è un buon punto di partenza – e provarci ancora. Nella speranza che quanto vai studiando e, si spera, apprendendo – presso coloro che definisci “professoroni”, ai quali ti sei affidato, sempre per tua libera scelta, non lo utilizzerai come mezzo di “potere” per prevaricare e sovvertire la realtà dell’altro, ma solo per rendere nobile la tua e quella di coloro con cui ti relazioni.
    Perché, vedi, se veramente si parla di operare per il bene di tutti, bisogna cominciare prima da sé stessi.

    A te la scelta!

    Tentare di esprimere il giusto, è sempre molto difficile e arduo, perciò occorre una trattazione che tenda alla compiutezza.
    L’esperienza comune insegna che fare il bene è sempre più difficile e complesso del fare il male!
     
  6. FraBo
    FraBo Utente
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    pausa 2

    speravo di imbattermi in una persona che sapesse discutere sui temi proposti senza andare sul personale...mi chiedo cosa ne sai del mio amor proprio ferito, del mio orgoglio..ma forse dall'alto della tua erudizione immensa riesci a guardarmi dentro alla luce di poche parole scritte su un forum...la compassione è un sentimento davvero pessimo...riservalo ad altri...io lo rifiuto..discuti sulle vicende che hai proposto che sono anche interessanti ma non mancare di rispetto e non azzardare diagnosi psicologiche nei confronti di chi la pensa diversamente da te..altrimenti mi costringi a pensare che quello ferito nell'orgoglio sia proprio tu...o pensavi che nessuno si sarebbe mai azzardato a contraddirti visto il registro alto del tuo scrivere? facciamo così..torna tra noi...avvicinati al popolo...illuminaci d'immenso con parole semplici...per i concorsi di scrittura posso darti qualche link se vuoi, questo è solo un forum...
     
  7. anarchico1
    anarchico1 Member
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    Pausa 3

    Caro Frabo,non ti conosco,
    ma permettimi di darti un consiglio da amico.
    Non precludiamoci questa possibilita' di poterlo essere un giorno anche se da lontano.
    Fai bene a studiare Frabo,apri la tua mente,ma quando avrai ultimato il tuo
    percorso universitario;non pensare di tornare qui,nel tuo paese.
    Sii fiero delle tue origini ma se puoi fuggi via,piu' su' di Bologna,oltrepassa se puoi i confini;mettiti in salvo.
    Non ti dico di andartene in Tibet,forse non e' un momento tranquillo da quelle parti.Forse l' Inghilterra potrebbe essere sufficiente.
    Questo caro Frabo per farti capire che L'Italia oramai e' un paese devastato da questo tipo di filosofi che al di la' di sfoggiare la propria erudizione non sanno nemmeno quanto costi un kilo di farina.
    E Morciano caro Frabo,non e' L'Italia.Morciano e un villaggio molto piu' vicino all'Albania dove una volta almeno si producevano pomodori e patate,
    mentre oggi produce 'Esauriti'.
    Dove li venderemo?
    In quale mercato li collocheremo?
    Saluti
     
  8. anarchico1
    anarchico1 Member
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    Forse su eBay?
     
  9. maury 77
    maury 77 Well-Known Member
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    x ANARCHICO1.......QUI MI SA CHE L'UNICO ESAURITO SEI PROPRIO TE'..........E BASTA SPUTTANARE MORCIANO....MA TI CREDI CHE DALLE ALTRE PARTI SIA DIVERSA LA VITA? SECONDO ME NON HAI MAI VISSUTO DA EMIGRANTE.........VERGOGNATI.......
     
  10. metaIdeology's
    metaIdeology's Member
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