Morciano di Leuca - via libera alla piattaforma di raccolta differenziata

  1. Pantaleo
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    Fonte Gazzetta del Mezzogiorno 14 Marzo 2009

    • MORCIANO DI LEUCA VIA LIBERA ALLA PIATTAFORMA PER IL TRATTAMENTO DELLA DIFFERENZIATA

    Rifiuti, un impianto a ridosso delle case

    Il sindaco Picci «Non lavorerà scarti pericolosi»

    Il centro nascerà Potrà ospitare nella zona artigianale fino a 440 tonnellate alla periferia del paese di materiali all’anno: dalla dove sorgono diverse abitazioni plastica agli olii combustibili

    DANILO LUPO


    • MORCIANO DI LEUCA. Differenziata, un nuovo impianto privato nasce tra le case: lavorerà con il materiale riciclabile, ma mira anche a trattare i rifiuti pericolosi come i farmaci scaduti e le pile esauste. La richiesta viene dalla Monteduro srl, azienda di Morciano che ha sede tra Corso Italia e via Primo Maggio, alla periferia del paese, proprio nei locali destinati ad ospitare la «piattaforma ecologica per la raccolta differenziata di rifiuti solidi». Il progetto è stato autorizzato poco meno di un mese fa da una conferenza dei servizi che si è svolta presso la Provincia di Lecce e alla quale hanno partecipato la ditta, il Comune di Morciano di Leuca, la Asl, l’Ar - pa e l’Ato Lecce 3, dando così il via ad un impianto di recupero di rifiuti speciali ed urbani non pericolosi, mediante operazioni di selezione e stoccaggio di raccolta differenziata. In pratica nel nuovo impianto affluiranno fino a 440 tonnellate all’anno di materiali, tra carta, plastica, vetro, metalli ma anche apparecchiature elettriche, olii combustibili e rifiuti organici frutto della raccolta differenziata: verranno trasformati in balle che verranno poi consegnate ai consorzi del riciclaggio. La Monteduro srl è collegata infatti ad altre aziende che svolgono il servizio di raccolta in alcuni comuni del Salento, tutti localizzati nell’Ato Lecce 2. Ma non finisce qui: nella conferenza dei servizi, infatti, si legge nero su bianco che «nelle integrazioni prodotte è richiesto lo stoccaggio anche di codici di rifiuti pericolosi è richiesto lo svolgimento delle procedure di verifica di assoggettabilità a valutazione d’impatto ambientale. A questo proposito il tecnico delegato, dichiara che la ditta intende, al momento, rinunciare allo stoccaggio di rifiuti con tali codici pericolosi e che, successivamente, svolgerà la procedura di verifica di assoggettabilità a V.i.a». Nello specifico i codici di rifiuti pericolosi sono riferiti a farmaci scaduti e pile esauste, per trattare i quali, però, è necessaria uno studio ben più approfondito rispetto a quello richiesto per il semplice trattamento di raccolta differenziata.

    Ma la cosa che lascia perplessi diversi residenti è l’ubicazione dell’impianto: in sostanza alla periferia di Morciano, in pieno perimetro abitato, accostato alle abitazioni. L’area in questione è una zona artigianale nella quale, formalmente, possono nascere soltanto residenze a servizio delle attività artigianali.

    MORCIANO DI LEUCA. «L'autorizzazione è della Provincia, ai rifiuti pericolosi noi saremo i primi ad opporci». Prende posizione il primo cittadino di Morciano, Giuseppe Picci, sul nuovo impianto che sta per nascere alla periferia del paese. «Al Comune - dice - è stato chiesto solo di valutare la possibilità di far nascere quest’impianto, che lavorerà solo differenziata e non comporta quindi cattivo odore. Nella conferenza dei servizi il Comune, presente con il suo dirigente, ha valutato tutte le eventuali pregiudiziali e al momento non se ne presentano: di certo noi saremo attenti, come sempre siamo, sulle questioni ambientali». È netto, poi, il sindaco sulla possibilità di lavorazione di rifiuti pericolosi. «Noi saremo i primi ad opporci - afferma - Diverso è il discorso sul trattamento della sola differenziata, e in ogni caso va verificato se al momento dell’avvio, l’impianto non arrechi disturbo dal punto di vista ambientale, aspetto sul quale vigileremo attentamente». Sull'ubicazione del sito che accomuna l’im - pianto di trattamento rifiuti e le abitazioni dei residenti, poi, Picci ricorda la normativa urbanistica sulle zone artigianali. «Tutto quello che si trova in quell'area, anche le residenze, ricade in zona artigianale - spiega - c'è una fascia di verde che distingue le case dalle abitazioni e quelle presenti in quell'area sono case a servizio della zona artigianale: è stato possibile realizzarle in quanto a servizio di un’attività. Chi risiede lì sa di prendere casa tra gli opifici, tanto è vero che a cento metri esiste già un frantoio. Noi valuteremo, quando l’impianto nascerà, il rispetto delle regole per evitare qualunque forma di inquinamento, di modo che non ci sia dal punto di vista ambientale alcun pregiudizio per il nostro territorio». [d.l.]