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Libreria Idrusa di Alessano e Comitato “Io Conto” di Ugento
Presentano a S. Maria di Leuca il libro IL GIALLO DI UGENTO di Lino DE MATTEIS Giovedì 6 agosto 2009 ore 21.00 presso l'Hotel Terminal Lungomare Colombo 59, a Santa Maria di Leuca Lino DE MATTEIS IL GIALLO DI UGENTO L'assassinio di un uomo scomodo, Giuseppe Basile La sfida all'omertà di un prete, don Stefano Rocca (Glocal Editrice) Ne discuteranno con l'autore: Stefano CRISTANTE docente di Sociologia della Comunicazione all'Università del Salento Marcello STRAZZERI docente di Sociologia del Crimine all'Università del Salento Introdurrà il presidente del Comitato “Io Conto”, Vito RIZZO Previsto il saluto del parroco di Ugento, don Stefano ROCCA All'inizio dell'incontro verrà proiettato un filmato su Peppino Basile Glocal Editrice IL LIBRO. Sconvolto dall’omicidio di un suo uomo politico, un piccolo centro del Mezzogiorno ha perduto la pace, vive nel terrore delle intimidazioni e degli attentati, con il parroco minacciato di morte per aver sfidato l’omertà. Solo la verità sull’assassinio potrà ridare serenità ad una comunità sprofondata nell’angoscia della paura e dei sospetti. L’incertezza delle indagini, che, dopo un anno, ancora non hanno imboccato una strada precisa, accresce il senso di afflizione e di impotenza dei cittadini, che si sentono in balia del “Sistema”, di quel potere criminale occulto che, indipendentemente dal movente dell’omicidio, ha mostrato di voler controllare il territorio, imporre la propria volontà e imbavagliare chi chiede giustizia e verità. «In Sicilia si chiama Mafia, in Campania si chiama Camorra, qua non c’è più la Sacra corona unità, c’è il Sistema», diceva Peppino Basile, consigliere comunale e provinciale dell’Italia dei valori, prima di essere massacrato a coltellate una notte del giugno 2008 a Ugento, nel Capo di Leuca. L'IPOTESI DELL'AUTORE. «Quella notte di metà giugno 2008, Basile non doveva essere ucciso», ipotizza l’autore del libro “Il giallo di Ugento” (Glocal Editrice), il giornalista Lino De Matteis. «Forse, doveva solo essere intimorito, magari con una minaccia più determinata e convincente di quelle subite in precedenza, con un crescendo di macabri messaggi da quando era diventato consigliere comunale e provinciale dell’Idv. La sua elezione, infatti, aveva cambiato, e non di poco, la situazione. Fino ad allora Peppino Basile era stato considerato quasi una sorta di “scemo del villaggio”, un cafone semianalfabeta con la mania della politica e della difesa dei poveri e degli oppressi…». Basile – secondo l’autore, dunque – sarebbe rimasto vittima di una intimidazione degenerata in scontro violento e conclusa con il suo assassinio e «il movente potrebbe non risiedere in un fatto specifico, bensì nella capacità di Basile di dare complessivamente fastidio, di intralciare politicamente piani e progetti di affari. Il movente potrebbe risiedere, quindi, nella volontà del Sistema di zittire un oppositore scomodo, che aveva già dimostrato di poter interferire nei suoi propositi di gestione del territorio e che, forse, si apprestava a farlo nuovamente...». Un’ipotesi che spiegherebbe le difficoltà degli inquirenti a trovare un movente specifico e l’anomala modalità del delitto eseguito con decine di coltellate. «Non può certo essere quella – scrive De Matteis – la modalità di uccidere qualcuno con premeditazione. Chi ha l’intenzione di compiere un omicidio lo farebbe nel modo più sbrigativo e veloce possibile. Chi deve eseguire una condanna a morte userebbe, magari, una pistola, un colpo secco e via...». Un'ipotesi che troverebbe fondamento anche nel clima di paura, minacce, intimidazioni violente che ad Ugento si sono manifestate prima e dopo il suo omicidio, con le minacce di morte al parroco don Stefano Rocco, anche lui colpevole solo di non voler stare zitto e di non smettere di chiedere la verità.
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