Una Volta … si faceva così – COME VENIVANO VESTITI I BAMBINI | TorreVado.info

I prossim articoli saranno dedicati a sei lavori realizzati dai ragazzi della scuola secondaria e Primaria di Morciano di Leuca facenti parte del Istituto Comprensivo Statale Salve.

Oggi presentiamo un lavoro intitolato ” Una Volta … si faceva così” (spaccati di vita quotidiana) diviso in tre parti realizzato da SCUOLA SECONDARIA 1° GRADO – MORCIANO di Leuca A.S. 2006/2007

PREMESSA
SEMBRERÀ STRANO, MA IL PRESENTE LAVORO NASCE DA UNA BATTUTA SENTITA IN
TELEVISIONE, RELATIVA ALLA PUBBLICITA’ DI UN … DETERSIVO PER IL BUCATO.
LO SLOGAN ESALTAVA L’EFFICACIA DEL PRODOTTO, CHE RECITAVA “… PRINCIPIO ATTIVO
DELLA CENERE …. COME IL BUCATO DI UNA VOLTA …”.
CI SIAMO INCURIOSITI E, CON L’AIUTO DELLA NOSTRA PROF., ABBIAMO VOLUTO VEDERCI
CHIARO.
NEL LAVORO DI RICERCA SU COME, APPUNTO, SI FACEVA IL BUCATO AL TEMPO DELLE
NOSTRE NONNE, SIAMO STATI PIACEVOLMENTE COINVOLTI DAI RICORDI DI CHI CI
RACCONTAVA E, QUINDI, IL DOCUMENTO CHE ABBIAMO REALIZZATO SI E’ ARRICCHITO
DI ALTRE INFORMAZIONI.
INVITIAMO A RICORDARE CHI QUESTI MOMENTI LI HA VISSUTI E A SCOPRIRE CHI NON LI
CONOSCE, PRIMA CHE IL TEMPO CANCELLI DAL RICORDO LE TESTIMONIANZE DEI NOSTRI
ANTENATI DAI QUALI VORREMMO EREDITARE L’INGEGNO E L’OPEROSITA’.

1°Parte COME VENIVANO VESTITI I BAMBINI

BambinoSusu lu lettu se mintivene le rrobbe de lu vagnone: la fascia, lu
brazzaturu, tre panni de vammace o de cottone, nu pannu de linu o de
cannima, lu coprifasce, doi camasedde: una cu le maniche e l’otra senza,
lu corpettu e la coppuledda.
Allu vagnone, dopu ca s’era llavatu se nfilavane le camasedde se
nturtiava ntra li panni e poi se nfasciava. All’urtimu se mintia lu
coprifasce, la coppuledda e, o se curcava o se mintia ntra lu stompu.
Lu vagnone se tinia nfasciatu pe tre misi se nascia d’estate, se era
de nvernu chiù de cinque.
Dopu, alla fimminedda se mintia la vesticedda e allu masculeddu lu
costuminu.
Se cusia tuttu a manu; la mescia sarta vania chiamata a casa pè
diversi giurni e cusia le rrobbe pè tutta la famia. Li pedalini li facia alli
fierri la nonna e pè le scarpe se chiamava a casa lu scarparu.

Tra la nascita del bambino e il battesimo non passava molto tempo, infatti,
era al massimo
dopo un mese.
Il bambino veniva battezzato per consacrarlo al Signore in caso di
morte prematura (la mortalità infantile era all’epoca la più alta).
I padrini del battesimo, di solito, si sceglievano fra i parenti oppure
si preferivano i testimoni del matrimonio.
La celebrazione in Chiesa non era diversa da quella di oggi ma
cambiava il modo di festeggiare dopo il rito: non si andava al ristorante
come oggi ma i parenti più stretti venivano portati a casa per pranzare
insieme e dopo si offrivano i dolcetti accompagnati da un tazza di caffè
insieme ad un liquore fatto in casa.

I regali che riceveva il bimbo non erano molto impegnativi ma in
genere si trattava di semplici collane o braccialetti in oro; a volte c’era
distinzione tra maschio e femmina: ai maschi si regalava un buono
postale, alle femmine una quantità di cotone, perché a quel tempo si
usava mandare le ragazze dalla sarta affinché imparassero a
confezionarsi il corredo.
Il nome che veniva dato al bimbo era ereditario (si prendeva soprattutto dai nonni).
A quel tempo le foto non erano molto diffuse; solo chi aveva la
possibilità chiamava il fotografo per farne qualcuna come ricordo, ma
le foto non erano l’unica cosa che era conservata, infatti, si
conservavano per ricordo anche i regali, soprattutto quelli migliori e il vestitino del battesimo che era fatto di solito dalla sarta ed era bianco
come ad indicare un sogno di purezza.
Passati quindici giorni dal battesimo veniva messo il sale come
segno di sapienza.
Dopo il battesimo i padrini non venivano lasciati in disparte come
a volte succede oggi, ma si rispettavano molto e venivano considerati
secondi genitori.
Il proverbio che si diceva era questo:
“ de lu nunnu e de lu latte tu prendi la maggior parte”
cioè il bambino prendeva molte cose dal padrino e
dalla madre.

la seconda parte domani, seguiteci alla fine della terza parte il pdf integrale compreso di foto.

Ringraziamo i ragazzi della SCUOLA SECONDARIA 1° GRADO – MORCIANO di Leuca A.S. 2006/2007 per il magnifico lavoro, L’istituto Comprensivo Statale Salve e il Comune di Morciano di Leuca per l’autorizzazione alla Pubblicazione.

Saluti Pantaleo

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