Masserie del Salento | TorreVado.info

MASSERIE ORGANIZZATE SUI RESTI DI ANTICHI CASALI (di Fabrizio Manco Architetto )
Tra il IX e il X secolo i villaggi a casali costituivano il sistema insediativo più diffuso in Terra d’Otranto. E’ l’epoca in cui la campagna prevale sulla città e la terra rappresenta l’unica fonte di sostentamento. L’abitato a masserie ha origine remota, molte masserie del XIII secolo erano di proprietà di monasteri e chiese e molte si sviluppano sul sito dell’antico casale, molto spesso turrito, di cui conserva il nome e l’impianto.

Dal punto di vista della tipologia le masserie non presentano particolari significativi che le possano differenziare da quelle di altre aree se non la tendenza all’aggregazione intorno a spazi comuni a cielo aperto, antesignani delle successive “corti”. Per la maggior parte esse riflettono le tradizionali attività agricole incentrate prevalentemente sulla pastorizia, cerealicoltura e sulla olivicoltura. Si tratta comunemente di masserie di media e piccola estensione con terreni di pertinenza che raramente superano i 500 ettari.


MASSERIE FORTIFICATE O TORRI-MASSERIE

La penisola salentina, così protesa verso il mare, è sempre stata esposta alle dominazioni e agli assalitori; in un clima di tanta insicurezza, ma con l’accresciuto interesse per la campagna, l’habitat rurale subì profonde trasformazioni. Complessi masserizi furono dotati di un edificio turriforme atto all’avvistamento e alla difesa. Con la loro massiccia mole, gli edifici turriformi incidono marcatamente sul disegno del paesaggio agrario e ne impreziosiscono il profilo con gli elementi architettonici e con i motivi decorativi.
Perduta la loro funzione originaria, gli edifici turriformi facenti parte delle masserie sono stati per la maggior parte abbandonati o utilizzati come deposito di attrezzi agricoli. Se ne possono contare oltre duecento nelle campagne del Salento leccese.
Masseria a torre: dal punto di vista tipologico questo tipo di masseria è costituito da un fabbricato elementare, formato da due unità edilizie: la torre che localizza l’abitazione del massaro e una costruzione annessa, a piano terra, di un solo vano, riservata ad usi aziendali. Questi due elementi sono circondati da un recinto di tre metri, con la parte superiore aggettante verso l’esterno. Spesso nel recinto è incluso un giardino con alberi da frutta e un piccolo spazio utilizzato per la sosta degli ovini dopo il pascolo.
L’edificio-torre ha, spesso, due piani. Il collegamento tra i due piani era assicurato da una scala a pioli passante attraverso una botola tagliata nella centina della volta; tirando la scala al piano superiore si toglieva, ad eventuali assalitori, la possibilità di raggiungere il piano superiore. Altre volte il collegamento tra i vari livelli della torre risulta realizzato mediante una scala in muratura ricavata nello spessore delle muraglie perimetrali. In questo caso il pianerottolo sommitale della scala è interrotto da una botola dove è sistemato un ponte levatoio, che in caso di pericolo poteva essere tirata verso l’ingresso al piano superiore, impedendo qualsiasi tentativo di accesso all’abitazione. Con le modifiche apportate in epoche più recenti sono scomparsi i ponti levatoi esterni.
La torre si innalza agile o tozza sino a raggiungere l’altezza di 15-16 metri. In genere, un cordone marcapiano individua, all’esterno, la suddivisione dei piani, mentre il parapetto del terrazzo è quasi sempre aggettante ed è spesso sottolineato da eleganti motivi ad archetti e beccatelli.
Masseria a corte chiusa: l’edificio a torre si sposta dal centro del recinto su uno dei lati del recinto stesso; al piano terra, un vano carraio mette in comunicazione la campagna con la corte. Il complesso edilizio è caratterizzato sempre da un elemento più alto, la torre, dove al piano superiore è sistemata l’abitazione del massaro, a cui si accede tramite una scala che ha l’accesso dalla corte o dal vano carraio. Intorno alla corte si dispongono i rustici, i magazzini, le stalle, i fienili, le capanne e gli ovili. In questo caso la difesa è affidata alle caditoie che possono sovrastare la porta d’ingresso alla scala o possono difendere l’ingresso del vano carraio.
A questa tipologia appartiene la masseria Don Cesare, con la sua torre rettangolare del XVI° secolo alta due piani, ornata da beccatelli a sostegno del parapetto aggettante del terrazzo sommitale.

MASSERIA VILLA O MASSERIA CASINO
Tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento si determina un processo di ristrutturazione e di adeguamento di vecchi complessi masserizi che porta alla diffusione di questa tipologia insediativa. Essa si configura come una tipica dimora palazzata nella quale i locali a primo piano sono sempre destinati ad ospitare, nei mesi estivi o nel periodo di raccolta, la famiglia del proprietario.
Spesso al casino si addossa o ingloba la struttura della vecchia masseria, con facciate spaziose, impostate con accurata simmetria e divise orizzontalmente e verticalmente da cornici e lesene. Il casino segna il passaggio da un’economia agricola pastorale ad un’economia basata sulle colture dell’olivo, della vita e del mandorlo. Infatti l’antica masseria è stata gradatamente adattata ad accogliere soprattutto gli strumenti per la lavorazione dell’uva e dell’ulivo e la conservazione dell’olio e del vino.
Comunemente definita masseria compatta, è composta da un fabbricato a due piani con un numero di ambienti superiori a quello delle masserie di altri tipi. Il piano terra è generalmente destinato a rustico, alla lavorazione dei prodotti dell’allevamento e della coltura; i piani superiori sono destinati all’abitazione del massaro e alla conservazione dei prodotti cerealicoli. Gli ambienti sono costituiti dal salone principale, che, posto nella parte centrale dell’edificio, apre una o più finestre sui balconi che affacciano sul piazzale antistante e sul giardino chiuso. Spesso questo balcone si sviluppa per tutta la lunghezza del prospetto, diventando disimpegno esterno, che si appoggia su arcate, sorrette da massicci pilastri. Altre volte il balcone diventa ampia terrazza che realizza, al piano terra, ampi porticati.
Il prospetto, spesso arricchito da scenografiche scale, è simmetrico: al centro c’è un portale che immette ad un androne passante dal quale si può accedere all’abitazione del giardiniere, alla scala per il primo piano, ai magazzini e ai depositi ed al giardino chiuso dove si articolano i vialetti coperti da pergolati, con eleganti sedili in pietra, pozzi e cisterne.

Siamo giunti al termine di questa breve passeggiata lungo i sentieri delle nostre campagne. L’uomo di oggi non può non essere consapevole che tra le terre salentine, sotto l’azzurro cielo la cui luce fa brillare d’argento gli ulivi, ci sono ancora tante tracce di un passato che parla al presente e che con voce sopita prenota un posto nel nostro futuro . Allora, cosa fare per risvegliare quella voce, la stessa voce che l’uomo di ieri aveva con forza gridato in nome della sopravvivenza? Oggi è diverso da ieri, è la giurisprudenza a parlare: le leggi di tutela esistono, ma sono spesso inerti, tendono a congelare i nostri beni assicurandosi che rimangano lì, isolati, protetti solo dall’invadenza di un moderno edificio che non c’è e non può esserci. Devono essere la nostra voce a gridare, i nostri sentimenti a prevalere, l’istinto di difendere i nostri tesori a sconfiggere la nostra stessa indifferenza, proprio come tanti secoli fa, però in pace, senza armi né vittime.
La torre caduta è ancora lì, a parlare di sé, a testimoniare che il nemico ha di nuovo vinto, un nemico invisibile che prima ci lascia indifferenti, poi ci fa piangere.
Adesso piangiamo, ma che sia l’ultima volta.

Ringaziamol’Architetto Fabrizio Manco che gentilmente ci ha autorizzato a pubblicare tale lavoro.

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