I cristiani in Salento - Guida del Salento parte X | TorreVado.info

Il Salento è stato da sempre un territorio segnato da una profonda religiosità. Ovunque in Salento si possono osservare tracce della presenza di antichi culti, che dalla preistoria rimarranno radicati tra la popolazione fino all’avvento dei cristiani.

La religiosità si esprimeva in culti pagani dedicati al sole ed agli astri, di cui possiamo ancora oggi ammirare le opere votive che (si pensa) ad essi venivano dedicate, come i misteriosi menhir. E poi ancora in culti legati al trascorrere delle stagioni, che si celebravano in particolari momenti dell’anno con feste e danze propiziatorie e soprattutto con grandi falò che ancora oggi sono la base di numerosi eventi popolari in Salento.

Quando i primi cristiani – San Pietro in persona sbarcherà a Santa Maria di Leuca – approdano in Salento trovano una popolazione particolarmente ben disposta e sensibile al nuovo culto, tanto che sarà proprio qui che sorgeranno le prime chiese in Italia. Le neonate comunità cristiane dovranno però fare i conti con la brutale repressione del culto da parte degli imperatori di Roma, che per secoli perseguiteranno i cristiani impedendo che si riunissero, condannandoli a morte e distruggendo i loro luoghi di culto.

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E’ per questo motivo che molti dei primi templi cristiani sono scomparsi, e che ancora oggi è possibile trovare antiche grotte e cripte semi nascoste nel sottosuolo dove i cristiani si ritrovavano in gran segreto.

In Salento è particolarmente evidente la sovrapposizione tra gli antichi culti pagani e quelli mutuati dalla fede cristiana. Alcuni di essi, come il rito delle tarantolate, si sono addirittura sviluppati su due binari paralleli: da un lato l’esorcismo affidato alla musica ed a forme di auto ipnosi, dall’altro il pellegrinaggio alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Galatina, dove il 29 di giugno di ogni anno si radunavano le tarantolate, nella credenza diffusa che San Paolo fosse in grado di guarirle dal morso velenoso del ragno.

Forte anche la presenza di una forma particolare di cristianesimo, importata in Salento dai monaci basiliani, perseguitati nel medio oriente perché si opponevano alla distruzione delle icone voluta dall’imperatore bizantino Leone III, che le considerava segno di idolatria. Per molto tempo essi vivranno dispersi e nascosti nelle campagne e nelle caverne.

I loro luoghi di culto, ancora oggi conservatisi in parte, erano costruiti nel sottosuolo e riccamente affrescati, le famose chiese ipogee. Finita la persecuzione la loro influenza nella religiosità salentina fu molto forte, ancora oggi molti santi venerati in Salento provengono infatti dall’area greca, e molte delle prime chiese erette sul territorio portano evidente l’impronta dell’architettura e del gusto artistico tipici della cultura bizantina. Un esempio evidente è costituito dal magnifico mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto.

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