Fermo biologico ricci di mare | TorreVado.info
Riccio di Mare a Torre vado

Il riccio di mare (Paracentrotus lividus) appartiene alla tradizione gastronomica della regione Puglia: l’apprezzamento da parte dei consumatori è radicato storicamente. Nel periodo di pesca, i ricci di mare costituiscono un prodotto di nicchia particolarmente apprezzato da fasce sempre più ampie di consumatori, soprattutto allo stato fresco.

Riccio di Mare a Torre vadoAl massimo sviluppo delle gonadi, nei mesi compresi tra dicembre e aprile, le amministrazioni comunali, in collaborazione con altri enti locali e il coinvolgimento di numerosi esercizi di ristorazione, organizza o patrocina una serie di manifestazioni turistiche e gastronomiche, correlate al consumo delle parti eduli dei ricci di mare. Il modo migliore per apprezzare i ricci di mare è gustare un ottimo piatto di spaghetti con le uova di riccio, o meglio ancora fare scarpetta nel guscio con un pezzo di pane, da consumare in riva al mare: ricci crudi, serviti in grandi piatti su tovaglie di carta, con pane, olive, fave fresche e formaggio, consumati direttamente dal guscio, senza utilizzare posate.

Ma negli ultimi anni le manifestazioni sono state condizionate dall’applicazione di alcuni aspetti della vigente normativa comunitaria, e sottoposte a fermo biologico in alcuni periodi. La raccolta dei ricci di mare è infatti configurata come una produzione primaria, soggetta pertanto alle disposizioni contenute nel Reg. (CE) n. 852/2004. In particolare, il D.M. 12 gennaio 1995 disciplina la pesca del riccio di mare (Gazz. Uff. 25 gennaio 1995, n. 20) a causa del fatto che questo organismo vivente marino viene sottoposto spesso a un prelievo indiscriminato.

Nella regione Puglia la raccolta è regolamentata con decreto che ne disciplina i tempi e le modalità di raccolta da parte dei pescatori professionali e di quelli sportivi, vietandone la pesca col fermo biologico dal 30 Aprile al 30 Giugno. Diverse associazioni di protezione ambientale segnalarono all’epoca l’opportunità di una regolamentazione di questa pesca, delegando proprio il laboratorio di biologia marina ed acquario della provincia di Bari di effettuare uno studio in materia, mediante un apposito gruppo di lavoro comprendente esperti del laboratorio di biologia marina e pesca di Fano dell’Università di Bologna e del dipartimento di biologia animale ed ecologia dell’Università di Cagliari; le conclusioni del suddetto studio confermarono la necessità di regolamentare la pesca del riccio di mare al fine di tutelarne la specie. Resta ovvio che durante il periodo di fermo biologico è vietato detenere, trasportare e commerciare il prodotto.

Ricci di Mare Torre VadoLa Commissione consultiva centrale per la pesca marittima nella seduta dell’ottobre 1994 approvò all’unanimità il documento conclusivo del gruppo di lavoro suddetto, decretando che: è consentita la pesca professionale del riccio di mare ai pescatori sportivi in apnea solo manualmente; che il pescatore professionale non può catturare giornalmente più di mille esemplari (il doppio se accompagnato da assistente a bordo dell’imbarcazione); il pescatore sportivo invece non può catturare giornalmente più di cinquanta esemplari per il consumo personale. Resta quindi valida la limitazione sul quantitativo di esemplari che possono essere prelevati. Inoltre la taglia minima di cattura del riccio di mare non può essere inferiore a 7 centimetri di diametro totale compresi gli aculei.

C’è da aggiungere comunque che il riccio in qualche modo è protetto sempre, infatti si ricorda che la raccolta dei ricci da parte dei pescatori professionali può avvenire dall’imbarcazione, utilizzando solo specchio, asta tradizionale “cannuga” o il coppo; se in immersione (in apnea o con autorespiratori) possono raccogliere esclusivamente a mano o con l’ausilio di qualsiasi strumento corto atto a staccare il riccio di mare dal suo substrato. Per i pescatori sportivi o ricreativi è prevista solamente l’immersione in apnea, o la pesca dall’imbarcazione. Niente attrezzi trainati con l’imbarcazione dunque, o strumenti in ferro come i rastrelli.

Infine al pescatore professionale è fatto obbligo di compilare giornalmente e tenere a disposizione la scheda di prelievo con indicazione delle attività svolte, della zona di pesca e delle quantità prelevate.

La norma, apparentemente severa, serve a garantire il ripopolamento della specie in questo periodo di fermo biologico: i ricci di mare hanno un accrescimento molto lento e sono un anello importante nella catena alimentare dei mari: si nutrono di alghe, e a loro volta sono da nutrimento per i pesci. Il consumo indiscriminato porterebbe all’aggravamento della già grave situazione dei mari italiani.

Nei mesi di fermo biologico il riccio di mare si riproduce: le uova depositate da esemplari femmina, che in questi due mesi si trasformano in esemplari di maschio, vengono fecondate. Si tratta, infatti, di una straordinaria specie ermafrodita. Gli aculei primari, presenti sulle piastre del dermascheletro, sono molto grandi e articolati su un tubercolo della corazza, circondato da fibre muscolari che ne consentono il movimento; sulla superficie esterna sono presenti altri organi di piccole dimensioni, i pedicelli ambulacrali, terminanti con delle ventose, con funzioni principalmente deambulatorie. I ricci vivono a profondità relativamente basse, popolando le praterie di posidonia di cui si nutrono.

In Puglia il riccio di mare è un “alimento di nicchia” largamente consumato in alcuni periodi dell’anno. La guardia costiera invita a segnalare la raccolta e la vendita del riccio di mare in periodo di fermo biologico, al numero blu 1530. In violazione dell’art. 4 D.M. 12/01/1995 si rischia la confisca del pescato, degli attrezzi e una sanzione da mille a seimila euro. La raccolta di esemplari sotto misura comporta anche una denuncia penale.

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One Response to “Fermo biologico ricci di mare”

  • Pantaleo
    • The boss :-)

    DECRETO 12 gennaio 1995 Disciplina della pesca del riccio di mare. (GU Serie Generale n.20 del 25-1-1995)

    IL MINISTRO DELLE RISORSE
    AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI
    Vista la legge 14 luglio 1965, n. 963, e successive modifiche,
    concernente la disciplina della pesca marittima e in particolare
    l’art. 32 che consente al Ministro di emanare norme anche in deroga
    alle discipline regolamentari;
    Visto il regolamento di esecuzione della predetta legge approvato
    con decreto del Presidente della Repubblica del 2 ottobre 1968, n.
    1639, e in particolare l’art. 2 che definisce quali prodotti della
    pesca anche gli organismi viventi;
    Ritenuta la necessita’ di regolamentare la disciplina della pesca
    del riccio di mare appartenente alla famiglia degli echinodermi,
    organismo vivente marino sottoposto attualmente a un prelievo
    indiscriminato sia da parte dei pescatori professionali che da parte
    dei pescatori sportivi;
    Tenuto conto che numerose capitanerie di porto hanno segnalato che
    tale pesca avviene in modo indiscriminato;
    Considerato che diverse associazioni di protezione ambientale hanno
    segnalato l’opportunita’ di una regolamentazione di siffatta pesca;
    Considerato che il laboratorio di biologia marina ed acquario della
    provincia di Bari e’ stato incaricato di effettuare uno studio in
    materia, mediante un apposito gruppo di lavoro comprendente esperti
    del laboratorio di biologia marina e pesca di Fano dell’Universita’
    di Bologna e del dipartimento di biologia animale ed ecologia
    dell’Universita’ di Cagliari;
    Viste le conclusioni del suddetto studio che hanno confermato la
    necessita’ di regolamentare la pesca del riccio di mare al fine di
    tutelarne la specie;
    Sentita la Commissione consultiva centrale per la pesca marittima
    nella seduta dell’11 ottobre 1994 che ha approvato all’unanimita’ il
    documento conclusivo del gruppo di lavoro di cui sopra;
    Decreta:
    Art. 1.
    Oggetto e sfera di applicazione
    1. E’ consentita la pesca professionale del riccio di mare con la
    sola utilizzazione dei seguenti attrezzi da raccolta: asta a specchio
    e rastrello.
    2. I pescatori subacquei professionali di cui al decreto
    ministeriale 20 ottobre 1986 possono effettuare la pesca di cui al
    comma 1 in immersione e solo manualmente.
    3. La pesca di cui al comma 1 e’ altresi’ consentita ai pescatori
    sportivi in apnea solo manualmente.

    Art. 2.
    Limiti di cattura
    1. Il pescatore professionale non puo’ catturare giornalmente piu’
    di mille esemplari.
    2. Il pescatore sportivo non puo’ catturare giornalmente piu’ di
    cinquanta esemplari.

    Art. 3.
    Diametro minimo di taglia
    1. La taglia minima di cattura del riccio di mare non puo’ essere
    inferiore a 7 centimetri di diametro totale compresi gli aculei.

    Art. 4.
    Limiti temporali
    1. La pesca professionale e sportiva del riccio di mare e’ vietata
    nei mesi di maggio e giugno.

    Art. 5.
    S a n z i o n i
    1. Chiunque violi le disposizioni del presente decreto e’ punito ai
    sensi degli articoli 15, lettera a), e 26 della legge 14 luglio 1965,
    n. 963.
    Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo alla sua
    pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
    Roma, 12 gennaio 1995

    fonte: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1995/01/25/095A0345/sg

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