La vendemmia nel Salento de lu Ronzu Ciardu | TorreVado.info

La vendemmia nel Salento è sicuramente uno degli eventi più attesi e pittoreschi di tutto l’anno. Un vero e proprio rituale dove si concentrano speranze e fatiche di un anno di lavoro. Personalmente lo ritengo il periodo più bello degli anni della mia infanzia.

Già dalle montagne della fredda Svizzera mio padre lo sognava, il suo vigneto. Lo realizzò comprando un terreno sulle serre dei Fani, i fondi baciati dal sole dove la terra mantiene, diceva. Tutto intorno i vigneti dei grandi proprietari terrieri, vitigni a perdita d’occhio. Ma il suo era il più bello. Ricordo ancora oggi nel viale di casa, le barbatelle arrivate da Brindisi, i paletti, il ferro e poi gli innesti e papà che si faceva consigliare sui tipi di vitigno, il gerusalemme, il malvasia nero e quello bianco, l’uva cane (negramaro), il primitivo etc.

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Poi arrivava l’inverno e con la potatura si avviava la stagione del lavoro che durava sino all’estate inoltrata. I miei genitori conoscevano ogni pianta di quel vigneto. Mia mamma ne amava la storia e, come ogni madre per i propri figli, aiutava le più deboli a rinforzarsi, le alleggeriva se troppo cariche, si rallegrava dei loro successi. Ricordo una volta, sarà stato un pomeriggio di gennaio, freddo e nuvoloso, portai degli amici a far vedere il vigneto e ci trovai mio madre che iniziava la potatura; non ci aveva sentito tanto era assorto nel suo lavoro.. tutto intorno silenzio..una pace quasi commuovente. Il suo sorriso quando ci vide riscaldò tutta l’aria intorno.

Nelle settimane che precedevano la vendemmia eravamo tutti un po’ agitati. Eh si, perché si era sparsa la voce che intorno alle colline dei Fani, una banda di criminali, passava al setaccio i vigneti e “ tagliava” i grappoli. Soprattutto dai vitigni con barriera perché la raccolta era molto più agevole! E così mio padre con il suo fedele amico Nicola, passava gran parte delle notti al vigneto per fare la “guardia”. C’era anche la paura dei temporali perché a volte, in passato, il raccolto ed il lavoro di un anno intero erano stati compromessi da violente grandinate.

Ma anche quelle settimane passavano e arrivavano i giorni della vendemmia. C’erano da organizzare le forze lavoro, le donne per il taglio e gli uomini per il trasporto dei tini; da concordare il palmento, preparare secchielli e forbici, i camion per trasportare l’uva in paese. Al mattino, quando ancora albeggiava, mamma preparava il caffè per tutti, cucinava la peperonata, farciva i panini con la mortadella, riempiva il vino (dello scorso anno naturalmente) e una volta arrivati in campagna allestiva una sorta di pic nic sul lastricato del vialetto che divideva in due il vigneto. Era la parte più bella per noi bambini che facevamo a gara a chi arrivava primo al secchio dell’acqua per lavare le mani appiccicose. C’era la mamma che col suo secchio andava per i filari, in solitaria, sceglieva i grappoli più belli, li sistemava in mucchietti sullo spiazzo sterrato dopo averlo ricoperto con le grandi foglie di vite. Allora iniziava (tra noi piccoli) la caccia all’acino più grande e di nascosto da lei rubavamo i “ricipioppi” che immancabilmente facevano cadere dal mucchio i grappoli più grandi … sento ancora la voce di mamma che faceva finta di arrabbiarsi ed il dolce sapore in bocca, più dolce dei dolci che io ricordi.

Che festa che era la vendemmia! La stessa terra che per mesi aveva visto solo le gambe e le braccia di papà e mamma, a settembre per due giorni ascoltava il vociare di tante persone, gli aneddoti degli zii più anziani e i canti delle donne col fazzoletto ai capelli. Cerano tutti alla vendemmia de lu Ronzu. Gli zii, l’Anciulu, lu Vito, lu Ntoni, lu Nicola, lu Giuvanni (che portava il suo camion), lu Zi Cosimu, anche zio Cosimino (quello della fabbrica), le due zie Angeline, lu Zio Micheli e lu Peppi. E gli amici di papà. Eravamo così tanti e spesso mio padre non li avvertiva tutti di proposito, per non disturbarli e invece al mattino, quando lui e mamma arrivavano al fondo, loro, gli amici e gli zii erano già là, seduti sul muro a secco ad aspettare… potevano perdersi la vendemmia de lu Ronzu?!

E così anche quei giorni passavano, in fretta come sempre per le cose belle. L’uva veniva portata al palmento per la pigiatura e dopo un paio di giorni il mosto erà già in cantina a fermentare nelle botti, precedentemente lavate e sistemate da papà. Tra il profumo di mele cotogne e finocchietto selvatico, iniziava così il periodo in cui per me e mio fratello, la cantina diventava il luogo off-limits. Non ci potevamo neanche affacciare alla porta, era pericoloso ci dicevano. Solo in compagnia di papà potevamo accostare l’orecchio alla piccola finestra della cantina e ascoltarne il brontolio. In seguito, a scuola, imparammo tutta la storia dello zucchero e dei saccaromiceti, della fermentazione e dell’anidride carbonica.

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Ancora oggi che sono adulta, accosto il mese di settembre al profumo del mosto che avvolgeva le stradine del centro storico di Morciano. Quasi tutti i morcianesi infatti avevano la propria cantina, producevano il loro vino e se non possedevano un piccolo vigneto acquistavano il mosto dal paesano. Per ciascuno di loro il proprio vino era il migliore. E come in passato, ancora oggi mio padre è orgoglioso del vino che produce (quel poco è sufficiente per lui e zio Nicola). E poco importa se non è doc, docg o igp. Di queste sigle mio padre non ne vuol sentire parlare. Il suo è il vino genuino e che pulisce il palato, è mieru! Un vino rosso e verace che esalta il sapore di una pittula come di una zuppa di pesce di scoglio. Un vino che non si serve nei calici ma nei bicchieri di vetro infrangibile.

Un vino che, come i vitigni salentini, affonda le radici nella storia millenaria di questa terra, passando per i Fenici, i Messapi, i Greci ed i Romani che ne esaltavano il particolare profumo, il calore ed il sapore, frutto della fortunata posizione geografica di questa terra prevalentemente soleggiata e mitigata dal mare. E se per molto tempo la maggior parte delle uve prodotte in Salento ed in Puglia venivano spedite al nord Italia per tagliare i vini più pregiati, oggi il settore vitivinicolo è in decisa ascesa con particolare attenzione alla qualità. La tradizione che guarda al futuro e che rappresenta veramente una grande possibilità per questo territorio. Molti vini sono oggi conosciuti ed apprezzati anche a livello internazionale. E sono tante le iniziative per tutti coloro che vogliono conoscere il Salento e la Puglia anche attraverso la degustazione dei suoi vini.

Da diverse edizioni ormai l’appuntamento più atteso per le cantine di tutta la Puglia, da nord a sud, è quello organizzato dal Movimento del turismo del vino e le sue Cantine Aperte in Vendemmia.

Tra fine estate e inizio di autunno sono diverse le proposte e gli itinerari tra i vigneti e le cantine per conoscere da vicino tutte le fasi della lavorazione, dalla raccolta alla pigiatura; il tutto accompagnato come sempre da convegni, incontri, degustazioni e buona musica.

Al di là degli eventi legati agli appassionati del settore, è possibile tuttavia apprezzare ottimi vini che piccoli produttori imbottigliano nel proprio stabilimento a conduzione familiare. Queste cantine si possono trovare solitamente nei centri storici dell’entroterra salentino, dove è possibile gustare e scegliere in base al proprio gusto personale il tipo di vino da comprare.

Anna Maria Ciardo

 

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