presepe vivente barbarano

Il presepe vivente di Barbarano del Capo, un viaggio nel borgo come 2000 anni fa.

un’esperienza che emoziona perché realizzata con competenza e amore per la propria terra e per le proprie tradizioni.

Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l’asino… Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà e … si trasforma quasi in una nuova Betlemme. 

Cornamuse presepe vivente barbarano

Sulla scia del primo presepe della storia, la piccola comunità di Barbarano ha realizzato una vera opera d’arte vivente.

L’evento è il frutto della capacità organizzativa del nuovo parroco, Don Biagio Orlando, che ha saputo fungere da catalizzatore e coinvolgere persone ed associazioni locali del piccolo centro nel capo di Leuca.

In poco tempo infatti tutta la comunità unita è riuscita a trasformare le antiche strade del centro storico di Barbarano in un piccolo borgo d’altri tempi, un percorso suggestivo che ne ha esaltato la bellezza e l’unicità.

Si entra nelle case di un tempo, si sente lo stesso profumo del latte appena munto, si assapora il gusto genuino della cagliata calda preparata al fuoco del camino.

Degustazione piatti tipici presepe vivente barbarano

Antiche botteghe e vecchi mestieri

Passo dopo passo tra antiche botteghe e vecchi mestieri ormai perduti, si riscopre la bellezza del centro storico, il fascino delle antiche case a corte spogliate dal superfluo e scaldate dal calore dei fuochi accesi.

Un mondo semplice e genuino fatto di gesti quotidiani, sconosciuti ai più giovani ma dolcemente custoditi nei ricordi di chi li ha vissuti.

Lungo le stradine ad accompagnare i passi del visitatore l’odore della paglia, il profumo invitante delle pittole calde e le magiche note dei zampognari venuti da lontano.

Una sorta di viaggio attraverso la storia ed i ricordi personali di ciascuno, alla riscoperta delle più autentiche tradizioni salentine.

bottega presepe vivente barbarano

Ognuno ritrova il proprio Natale

In ogni angolo ciascuno di noi ritrova il proprio Natale, quello dei profumi che inondavano le strade, delle zie e delle vicine indaffarate a preparare le cartellate più croccanti e i purciadduzzi più saporiti.

Quello dei camini accesi perché “lu Focu de Natale” doveva essere vivo come la speranza in un futuro di abbondanza e salute.

Ma sopratutto il Natale delle piccole cose, “della manina di Gesù Bambino” che miracolosamente sbocciava dai pinoli delle pigne appena scaldate. Un Natale senza doni perché a portare i regali ci pensava la Befana.

Riscoprire gli antichi mestieri, la bellezza dei palazzi antichi, la semplicità delle case a corte non ancora contaminate dalla modernità, può essere un modo per tenere vive le nostre tradizioni, riconoscere l’importanza delle nostre radici alle quali dobbiamo restare ancorati per costruire un futuro sicuramente migliore.

Stanza di erode presepe vivente barbarano

 

 

 

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