Liborio Romano

(Patù, 27 ottobre 1793 — 17 luglio 1867)

Qui riposano le spoglie mortali di Liborio Romano, il figlio più illustre di Patù. Primogenito di una nobile e antica famiglia dalle tradizioni liberali, completò gli studi a Lecce, si laureò in Giurisprudenza a Napoli nella cui Università fu anche professore. Sin da giovane visse intensamente l’impegno politico frequentando gli ambienti Liborio Romanolegati alla Carboneria e diventando interprete appassionato delle più alte idealità del Risorgimento italiano. Per questo fu sospeso dall’insegnamento universitario fino a soffrire il confino, l’esilio, la persecuzione politica, l’arresto nelle infernali galere borboniche, senza mai però piegarsi di fronte al nemico e venir meno ai propri principi. Nel 1860, quando ormai con Francesco II stava per consumarsi l’ultimo atto del Regno dei Borbone, a Napoli Liborio Romano era “Don Libò”, il personaggio più amato dal popolo e nel contempo conosciuto in tutti gli ambienti come il più brillante principe del Foro partenopeo.
Nominato prima Prefetto di Polizia e subito dopo Ministro dell’Interno e della Polizia, si trovò dall’oggi al domani nella necessità di traghettare il Regno di Napoli dai Borbone ai Savoia per il tramite di Garibaldi : furono momenti terribili, la situazione era esplosiva, a Napoli poteva succedere di tutto.
In quel frangente il Nostro, con grande senso di realismo, ebbe il coraggio di scendere a patti con la camorra locale, coinvolgendone esponenti di spicco nel difficile lavoro di mantenimento della quiete pubblica. E così avvenne, nonostante le rimostranze dei puritani di tutte le stagioni: la calma e l’ordine regnarono sovrani, e Garibaldi potè giungere solo e senza armi alla Stazione ferroviaria di Napoli, accolto da Liborio Romano in persona circondato da un popolo in festa.
Nelle Elezioni politiche del gennaio 1861, le prime del Regno d’Italia finalmente unito dalle Alpi alla Sicilia, don Liborio fu il Deputato più votato in Italia, eletto in ben otto collegi elettorali: il 20 luglio 1865 si chiudeva la sua esperienza parlamentare.
Il richiamo del luogo natio, che mai era venuto meno nel corso di una vita così intensa e travagliata, fece tornare quest’uomo qui a Patù, fra l’amore dei parenti e l’affetto della sua gente.


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