La Costruzione delle Torri

Sin dalla più remota antichità in terra d’Otranto, come in altri paesi marittimi, s’ innalzarono torri di vedetta e di difesa contro nemici provenienti dal mare, cosi fecero ad esempio i romani tra X e XII secolo quando imperversavano i navigli saraceni. Spesso intorno alle torri sorgevano casali e città, ma si dovette attendere l’epoca svevo-angioina per la realizzazione di un razionale e permanente sistema di difesa e di segnalazione Torre (fumo di giorno, fari nella notte, secondo il numero delle navi avvistate) onde il regno di Napoli appariva circondato da un efficace cordone di torri costiere, alla cui guardia e manutenzione pensavano i giustizieri delle varie terre. Durante tutto il periodo quindi che va dal XV al XVI secolo per impedire gli attacchi repentini e inaspettati di pirati e turchi, i privati, prima, e le “università” (i comuni del tempo) poi, costruirono delle torri di vedetta situate in posizione emergente e panoramica, proprio negli stessi luoghi delle più antiche torri romane o bizantine o svevo-angioine. Nonostante però gli ordini e le istruzioni impartite dai monarchi agli ingegneri e ai governatori dell’epoca, poche furono le torri che furono effettivamente edificate, ed in alcune parti del regno addirittura non se ne realizzò alcuna, poiché le università o comuni ritennero che la ripartizione della spesa fosse ingiusta, considerando che lo stato faceva gravare senza alcuna necessità su dei centri abitati, in particolare le comunità più esposte, le spese di fabbrica alle quali dovevano aggiungersi quelle, non meno onerose e ingenti del servizio di guardia accessorio. Le prime torri del Salento erette nel 1565 furono di: S.Giovanni di Ugento, di Fiumicelli nel feudo di Presicce, di Naspre presso il feudo di Tiggiano, di S.Isidoro in territorio di Nardò, oltre alle torri di Novaglie, di Montelungo nelle vicinanze di Gagliano, e per finire di S.Maria di Leuca. Sul finire dell’estate del 1569 la costruzione di quasi tutte le torri delle province dell’adriatico fu terminata ed in particolare quelle che andavano da: Porto della Chianca in feudo di Lecce a Porto Badisco, da Porto di Tricase a S. Maria di Leuca, dalla Torre di Ruffano alla Punta di Gallipoli fino poi a Porto Cesareo. Si ricordi inoltre che per la costruzione delle torri prima del 1566 fu stabilita dal viceré un’imposta di 20 grani e ¼ per fuoco e la condizione di erigerle entro otto mesi, ma come al solito i lavori andarono lentamente negli anni a causa delle disastrose condizioni economiche dei paesi che non edificarono nel tempo prescritto lasciandone inedificate addirittura alcune. Nel corso degli anni la tassa per la costruzione fu proposta come avvenne ad esempio nel 1586 quando fu ordinata una nuova tassa di 10000 ducati per il periodo di settembre 1587 ma i costi intanto erano lievitati e l’erezione stessa di altre torri costrinse la corte napoletana ad imporre una “esazione” nel 1590 di un carlino a fuoca, per la durata di due anni dalla pasqua di quell’anno epoca in cui si contavano in tutto il regno 339 torri marittime, un numero insufficiente rispetto a quello che si era progettato in origine. Si dovette attendere solo il 1748 per annoverare 80 altre torri in terra d’Otranto, 379 nel regno, di cui restavano 359 nel 1827, molte delle quali cadenti e altre gia occupate dai privati.

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