{"id":967,"date":"2011-02-16T09:47:15","date_gmt":"2011-02-16T08:47:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.torrevado.info\/news\/?p=967"},"modified":"2022-12-14T09:07:45","modified_gmt":"2022-12-14T08:07:45","slug":"i-luoghi-della-messapia-meridionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.torrevado.info\/news\/index.php\/2011\/02\/i-luoghi-della-messapia-meridionale.html","title":{"rendered":"I luoghi della Messapia meridionale"},"content":{"rendered":"<p>I luoghi della Messapia meridionale<\/p>\n<p><strong>Articolo della <a href=\"https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/guida-archeologica-antica-messapia-salento.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Guida Archeologica &#8221; Antica Messapia &#8220;<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vaste <\/strong>(Poggiardo)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insediamento messapico di Vaste sorgeva sulla propaggine della serra di Poggiardo e si sviluppava nella pianura circostante ad una quota media di 100 metri s.l.m. La &nbsp;prima fase di occupazione dell\u2019area \u00e8 riferibile all\u2019et\u00e0 del Bronzo medio e finale (XIV secolo &#8211; XI secolo a.C.), periodo in cui vi \u00e8 attestata la presenza di un villaggio a capanne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso dell\u2019et\u00e0 del Ferro (VIII &#8211; VII secolo a.C.) si \u00e8 sviluppato, su un piccolo pianoro sopraelevato, corrispondente all\u2019attuale Piazza Dante, un abitato a capanne dalla planimetria circolare. Si trattava di una sorta di acropoli che, dall\u2019alto dei suoi 107 metri s.l.m., dominava la pianura circostante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fase arcaica (VI secolo a.C.) \u00e8 documentata da resti di capanne con fondazioni in pietra e pavimenti in battuto di calcare, da una fornace e da un luogo di culto la cui area \u00e8 stata utilizzata, in et\u00e0 classica (V secolo a.C.), come necropoli composta da tombe a sarcofago e da numerosi depositi funerari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le testimonianze di massima espansione di Vaste sono riferibili all\u2019et\u00e0 ellenistica (IV- III secolo a.C.), a seguito probabilmente di un incremento demografico. La citt\u00e0 viene dotata di una possente cerchia muraria, lunga 3.350 metri, che delimita un\u2019area urbana di 78 ettari di cui la maggior parte \u00e8 rimasta libera da strutture abitative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le mura sembrano costruite in due differenti fasi. Nella prima si presentano con una struttura larga all\u2019interno circa 4 metri, realizzata a doppia cortina di pietre massicce non squadrate, con riempimento di pietre, tegole e terra; all\u2019esterno della struttura vi \u00e8 un rivestimento con muro a blocchi squadrati, ben messi in opera. In una seconda fase &#8211; all\u2019inizio del III secolo a.C. &#8211; la struttura viene rivestita all\u2019esterno, almeno lungo i lati settentrionale ed orientale, da un muro largo pi\u00f9 di tre metri, con grandiblocchi squadrati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insediamento ellenistico era attraversato da assi stradali ortogonali lungo i quali erano allineati edifici e gruppi di tombe monumentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno della sua ampia superficie racchiusa dalle mura vi erano aree destinate alle abitazioni, a luoghi di culto, ad edifici artigianali, a necropoli e zone adibite al pascolo e all\u2019attivit\u00e0 agricola. Tra le evidenze architettoniche pi\u00f9 rilevanti \u00e8 da segnalare un edificio dalla particolare planimetria ad L, costituito da una serie di ambienti allineati che si affacciano su una vasta corte centrale. Per ciascuno dei vani \u00e8 stato possibile riconoscere, oltre a funzioni residenziali da riferire alla sfera privata, anche quelle cerimoniali e di culto, pertinenti una struttura aristocratica legata a &nbsp;livelli sociali di rango elevato e a gruppi familiari dominanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno all\u2019acropoli si sviluppava &#8211; inoltre &#8211; una fascia di abitazioni la cui minore qualit\u00e0 architettonica denotava un\u2019appartenenza a gruppi sociali intermedi, legati allo sfruttamento agricolo del territorio, a cui sono da riferire anche dei piccoli nuclei di tombe disposti talvolta a notevole distanza dal centro urbano. A Vaste, inoltre, il quadro sociale comprendeva anche ceti servili, come testimonia il rinvenimento di alcune epigrafi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La citt\u00e0 \u00e8 stata distrutta a seguito dell\u2019invasione dell\u2019esercito romano negli anni 267-266 a.C, anche se le evidenze provenienti dagli scavi dimostrano una continuazione di vita dell\u2019abitato fino all\u2019et\u00e0 tardo antica (inizi VII secolo d.C.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Castro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insediamento antico di Castro si sviluppava su un promontorio roccioso a circa 100 metri s.l.m. Il sito era ubicato lungo il percorso della via \u201cSallentina\u201d, sull\u2019itinerario paracostiero che collegava Leuca a <a href=\"https:\/\/www.torrevado.info\/news\/index.php\/otranto-la-vacanza-piu-ad-oriente-della-puglia\">Otranto<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune evidenze archeologiche sono visibili sul Pizzo c.d. <em>Mucurune<\/em>, in localit\u00e0 <em>Muraglie <\/em>e <em>Capanne<\/em>. Le tracce conservate sono relative al circuito murario, che racchiudeva un\u2019area di circa tre ettari corrispondente all\u2019attuale centro storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La struttura difensiva, risalente alla seconda met\u00e0 del IV secolo a.C., \u00e8 stata realizzata con grandi blocchi squadrati, in calcarenite locale, posti a secco in assise alternate di testa e di taglio. La fortificazione presentava, probabilmente, almeno due filari affiancati. Ad una fase successiva \u00e8 da riferire la realizzazione di un avancorpo, quasi un bastione, che si poggia al muro di cinta, aumentandone lo spessore e rendendo pi\u00f9 sicura la difesa della citt\u00e0. Risale ad una terza fase, invece, il rivestimento del muro meridionale dell\u2019avancorpo con un altro muro a blocchi squadrati, probabilmente<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di rinforzo. Di notevole interesse si \u00e8 rivelato il rinvenimento, nel corso di un recente scavo archeologico, di una metopa decorata da un triglifo, attribuibile ad un tempio che sorgeva &#8211; presumibilmente &#8211; sulla sommit\u00e0 del promontorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ipotesi della presenza di un luogo di culto, sulla acropoli di Castro, \u00e8 stata avvalorata dall\u2019ancor pi\u00f9 recente scoperta (effettuata nel maggio del 2008 dagli archeologi Amedeo Galati ed Emanuele Ciullo) di una statuetta bronzea raffigurante Atena Iliaca con elmo frigio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tempio, quindi, sarebbe attribuibile al culto di Atena, strettamente connesso alla navigazione e ai luoghi del mare che rappresentano importanti punti di riferimento,come gli stretti e i promontori (v. <em>infra <\/em>santuario di Grotta Porcinara).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Castrum Minervae<\/em><\/strong><strong>: tra Greci e Messapi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Mostra Archeologica permanente allestita nelle saledel Castello Aragonese di Castro<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Mostra Archeologica \u201c<strong><em>Castrum Minervae<\/em><\/strong><strong>: tra Greci e Messapi<\/strong>\u201d \u00e8 allestita nelle sale del Castello Aragonese di Castro citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019accesso al castello \u00e8 posto sul lato meridionale della struttura (via S. Dorotea), all\u2019interno dell\u2019acropoli fortificata, poche decine di metri ad occidente della centrale Piazza Perotti. Dal piccolo portone si accede in un cortile di forma trapezoidale, su cui si affacciano la maggior parte degli ambienti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso si snoda dalla sala di levante (B1), sul lato destro dell\u2019atrio, dove sono esposti reperti risalenti ad epoca messapica, romana e medievale, rinvenuti a seguito delle indagini archeologiche svoltesi a Castro nell\u2019ultimo decennio. Si tratta per lo pi\u00f9 di frammenti di suppellettili di ceramica, di anfore da trasporto e di alcuni blocchi in calcarenite con iscrizioni messapiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi documenti epigrafici probabilmente appartenevano ad un complesso santuariale dell\u2019abitato ellenistico di Castro (IV secolo a.C.), che man mano sta venendo alla luce grazie agli ultimi scavi archeologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La visita prosegue nell\u2019ala orientale del cinquecentesco maniero; attraverso uno stretto corridoio si accede nella sala B2, ossia un bastione di contrafforte costruito per resistere all\u2019attacco e al fuoco nemico portato da nord-est. Nel piccolo ambiente rettangolare \u00e8 stato collocato un plastico, che restituisce un\u2019ipotetica immagine dell\u2019insediamento di Castro nel IV secolo a.C.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sala posta a nord del cortile, denominata A1, \u00e8 possibile visionare un breve filmato dal titolo \u201cGrotta Romanelli e la Preistoria del Salento\u201d, che focalizza l\u2019attenzione sui cambiamenti morfologico-climatici e sulla frequentazione antropica dal Paleolitico medio (circa 70.000 anni fa) all\u2019et\u00e0 del Bronzo (3000 anni fa) nel Salento sud-orientale, con particolare riferimento al comprensorio di Castro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cammino nella storia procede negli altri ambienti di tramontana (A2-A5), voltati a botte e dotati di ampie finestrature con fumanti che si collegano al fronte esterno del castello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla sala A5 si entra nella torre circolare, costruita per permettere la difesa del maniero da un eventuale attacco nemico da nord-ovest. A tal fine era preposta una batteria collocata nella parte pi\u00f9 alta della struttura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua cortina muraria sono ancora visibili le postazioni per il tiro di fucileria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso prosegue nelle sale di ponente &#8211; ad ovest del cortile \u2013 dove \u00e8 presente un grande ambiente rettangolare con volta gotica (C1), probabilmente risalente al periodo normanno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si consiglia di concludere la visita accedendo, tramite una stretta scala, al terrazzo lastricato del castello, da cui si pu\u00f2 dominare con lo sguardo un panorama mozzafiato, costituito dalla grigia falesia che si immerge a strapiombo nel mare di un azzurro intenso e, in particolari condizioni atmosferiche, dalle coste montuose e rocciose dell\u2019Epiro e della Grecia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Montesardo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insediamento fortificato &#8211; sconosciuto alle fonti antiche &#8211; era ubicato nell\u2019area occupata dal moderno centro di Montesardo, ad una quota media di 186 metri s.l.m. Dall\u2019altura si domina un vasto settore di territorio che spazia dalla serra di Vaste a nord-est, al mar Adriatico ad oriente fino al promontorio iapigio a sud, sede di un vivace porto e di un santuario emporico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dell\u2019insediamento dell\u2019et\u00e0 del Ferro sono state rinvenute numerose evidenze archeologiche, che constano per lo pi\u00f9 di materiale ceramico ritrovato in superficie. La fase arcaica \u00e8 scarsamente documentata, mentre \u00e8 ben attestata l\u2019et\u00e0 ellenistica, ossia il periodo di maggior sviluppo dell\u2019abitato datato tra la fine del IV e il III sec. a.C. A questa fase \u00e8 da riferire la realizzazione della cinta muraria in blocchi squadrati di grandi dimensioni, di cui si conservano scarsi resti al di sotto delle mura settentrionali del cinquecentesco Castello Romasi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tratto di mura conservato, orientato NO-SE, si sviluppa per una lunghezza massima di 10 metri, per un\u2019altezza di 1,60 metri, ed \u00e8 realizzato con blocchi di calcarenite locale messi in opera a secco. I blocchi poggiano direttamente sul banco di roccia &nbsp;affiorante e, laddove esso non segue un andamento orizzontale, \u00e8 stato creato un &nbsp;iano regolare con l\u2019aggiunta di blocchi di dimensioni minori. Ad una distanza di 10 metri, in direzione est, \u00e8 visibile un altro filare realizzato con blocchi che presentano le stesse caratteristiche; poco oltre, al di sotto di uno dei bastioni del castello, si &nbsp;conservano due filari di dimensioni minori, realizzati con blocchi tagliati e riutilizzati nella fondazione del bastione. Sulla base dell\u2019analisi delle fotografie aeree e dei pochi dati archeologici a disposizione \u00e8 stata ipotizzata la lunghezza complessiva del tracciato murario, che potrebbe aggirarsi intorno ai 3600 metri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un importante rinvenimento &#8211; risalente al 1953 &#8211; \u00e8 relativo ad una tomba ricavata nel banco di roccia, che aveva le pareti interne decorate con una fascia composta da una lista nera tra due rosse. Al suo interno era conservata gran parte degli oggetti di corredo, costituito da vasi in stile di \u201cGnathia\u201d, a figure rosse e a vernice nera, oltre che da alcuni manufatti in bronzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne l\u2019articolazione interna della citt\u00e0 antica, la sola documentazione esistente \u00e8 riferibile a strutture d\u2019abitato in blocchi squadrati, di fase classica ed ellenistica (V\u2013III secolo a.C.), oggetto di indagine della Soprintendenza Archeologica negli anni Novanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vereto <\/strong>(Pat\u00f9)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/i-luogi-messapia.jpg\" data-rel=\"lightbox-gallery-4bySfTwf\" data-rl_title=\"i-luogi-messapia\" data-rl_caption=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-968 alignleft\" style=\"border: 1px solid black; margin: 9px;\" title=\"i-luogi-messapia\" src=\"https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/i-luogi-messapia.jpg\" alt=\"\" width=\"449\" height=\"372\" srcset=\"https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/i-luogi-messapia.jpg 499w, https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/i-luogi-messapia-300x248.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 449px) 100vw, 449px\" \/><\/a>L\u2019abitato messapico di Vereto sorgeva sull\u2019omonima serra (140 m. s.l.m), in una posizione strategicamente ottimale da cui si domina l\u2019intera piana sottostante che si stende a Nord\/Nord-Est, un ampio specchio di mare verso Sud e la costa ionica da Torre Vado sino a Santa Maria di Leuca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza di ceramica d\u2019impasto dell\u2019et\u00e0 del Ferro e il rinvenimento di resti di capanne attestano una frequentazione a partire dal IX sec. a.C.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fase arcaica \u00e8 documentata dalla presenza di frammenti di ceramica di produzione locale e da alcune iscrizioni in lingua messapica incise su cippi in calcare provenienti da contesti funerari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In et\u00e0 ellenistica l\u2019area dell\u2019insediamento venne cinta da mura in grandi blocchi isodomi di calcare. Il tratto maggiormente conservato \u00e8 visibile, per un\u2019altezza massima di quattro filari, in corrispondenza del limite sud-occidentale dell\u2019abitato antico<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I blocchi di calcare sono messi in opera alternativamente di testa e di taglio, secondo una tecnica costruttiva gi\u00e0 nota in ambito messapico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune indagini archeologiche, effettuate lungo la via vicinale <em>Uschia Pajare<\/em>, hanno riportato alla luce parte delle imponenti fondazioni della cinta muraria. Si tratta di un muro pieno largo circa 4 metri, costituito da tre file di blocchi squadrati posti di testa e di taglio; lo spessore e la lunghezza dei blocchi risultano costanti (m. 0,32 x 1,57), la larghezza varia dai m. 0,90 dei blocchi di taglio ai m. 0,50 dei blocchi di testa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno della cinta muraria si sviluppavano nuclei di abitato, che si alternavano con zone libere destinate all\u2019agricoltura e al pascolo. Nell\u2019area archeologica veretina si rinvengono numerosi blocchi, spesso riutilizzati nei muri a secco, e strutture ancora parzialmente interrate, che potrebbero appartenere a edifici messapici costituiti dai tipici ambienti a pianta quadrangolare con fondazioni in blocchi squadrati, alzato in spezzoni lapidei e copertura in tegole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019approdo di Torre San Gregorio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/popoli-della-messapia.jpg\" data-rel=\"lightbox-gallery-4bySfTwf\" data-rl_title=\"popoli-della-messapia\" data-rl_caption=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-964 alignleft\" style=\"border: 1px solid black; margin: 9px;\" title=\"popoli-della-messapia\" src=\"https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/popoli-della-messapia.jpg\" alt=\"\" width=\"479\" height=\"382\" srcset=\"https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/popoli-della-messapia.jpg 599w, https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/popoli-della-messapia-300x239.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px\" \/><\/a>L\u2019approdo di riferimento di Vereto era Torre S. Gregorio, suggestiva baia protetta dai venti dei quadranti settentrionali, orientali e meridionali e ben fornita di sorgenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le vestigia archeologiche sono visibili alla base del ripido pendio che porta all\u2019insenatura. Si tratta di due tratti di fondazioni o camminamenti di servizio all\u2019approdo, entrambi in blocchi di carparo. Il primo \u00e8 ubicato sul declivio, perpendicolarmente alla linea di costa, lungo il costone meridionale del canalone che continua sotto il livello del mare. Il secondo allineamento \u00e8 parallelo alla linea di costa. Il tratto conservatosi \u00e8 costituito da cinque conci su due filari non uniformi. Circa sei metri pi\u00f9 a sud-ovest si nota il \u201cnegativo\u201d di un blocco cavato o asportato, e un altro blocco isolato, disposto di taglio e con lo stesso orientamento del tratto descritto. Potrebbe trattarsi dei resti smembrati di un allineamento molto pi\u00f9 &nbsp;consistente, che fiancheggiava la riva meridionale dell\u2019insenatura seguendo un percorso pi\u00f9 o meno rettilineo a quota 2,5 metri s.l.m. Procedendo verso ovest, cio\u00e8 verso la punta del promontorio, si incontra un pozzo di acqua dolce, mentre una sorgente si trova presso la riva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La baia dovette essere frequentata, a partire dall\u2019et\u00e0 messapica, da navi che percorrevano la rotta Grecia-Italia attraverso Corcira, il basso Adriatico e il Capo Iapigio. Il piccolo porto messapico sub\u00ec delle profonde trasformazioni in et\u00e0 tardorepubblicana, quando furono realizzate alcune strutture di servizio per l\u2019approdo, datate al II sec. a.C.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.leuca.info\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Capo di Santa Maria di Leuca<\/a>. La Grotta Porcinara<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Grotta Porcinara &#8211; che si apre sul versante orientale di Punta Ristola (Capo di Leuca) &#8211; ospitava un santuario costiero che ha rivestito un ruolo di primissimo piano nell\u2019ambito delle manifestazioni cultuali messa piche e dei rapporti commerciali con il mondo ellenico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel santuario era venerata una divinit\u00e0 maschile &#8211; <em>Zis <\/em>\u2013 rappresentata con la folgore, alla quale si rivolgevano i naviganti in cerca di protezione per la loro attivit\u00e0: il dio infatti, secondo gli indigeni, era in grado di dominare le forze atmosferiche e di rendere propizia la navigazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Zis <\/em>\u00e8 il teonimo messapico che corrisponde al greco Zeus. Il nome, nelle iscrizioni, \u00e8 associato all\u2019aggettivo <em>Batas <\/em>(saettante). I fedeli giungevano presso l\u2019area antistante la grotta-santuario direttamente dal mare, grazie alla realizzazione di scalinate e terrazzi tagliati nella roccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle prime fasi di frequentazione del luogo di culto (fine VIII secolo a.C.) venne impiantato un deposito votivo, in uso fino alla met\u00e0 del VI secolo a.C., che conservava al suo interno resti di sacrifici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In piena et\u00e0 arcaica le attivit\u00e0 di culto sembrano spostarsi all\u2019interno della Grotta Porcinara. Sulle sue pareti sono state individuate ben 27 tabelle, con iscrizioni in greco e in latino, in cui compaiono dediche, ringraziamenti, richieste di protezione e di fortuna rivolte alla divinit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il santuario &#8211; quindi &#8211; localizzato lungo l\u2019importante rotta che dall\u2019Oriente portava verso la Magna Grecia, era un punto di riferimento per coloro che praticavano attivit\u00e0 legate al mare, la cui buona riuscita era sottoposta alla benevolenza degli dei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il santuario costiero \u00e8 stato frequentato in un arco cronologico compreso tra l\u2019VIII sec. a.C. e la fine del II sec. d.C. Nel passaggio dall\u2019et\u00e0 messapica a quella romana il dio messapico <em>Batas <\/em>divenne <em>Iuppiter Batius<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Chiusa alla Masseria Fano <\/strong>(Salve)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/guida-archeologica-antica-messapia-popoli-e-luoghi-del-salento.jpg\" data-rel=\"lightbox-gallery-4bySfTwf\" data-rl_title=\"guida-archeologica-antica-messapia-popoli-e-luoghi-del-salento\" data-rl_caption=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-953 alignleft\" style=\"border: 1px solid black; margin: 9px;\" title=\"guida-archeologica-antica-messapia-popoli-e-luoghi-del-salento\" src=\"https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/guida-archeologica-antica-messapia-popoli-e-luoghi-del-salento.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/guida-archeologica-antica-messapia-popoli-e-luoghi-del-salento.jpg 600w, https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/guida-archeologica-antica-messapia-popoli-e-luoghi-del-salento-300x218.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><\/a>Le diverse fasi di occupazione del pianoro della <em>Chiusa<\/em>, presso la Masseria Fano (Comune di Salve), sono state ricostruite grazie alle indagini sistematiche condotte da un\u2019\u00e9quipe di archeologi australiani tra il 1987 e il 1991. La documentazione acquisita ha permesso di verificare un abbandono del sito agli inizi del XIV sec. a.C. ed una nuova occupazione, circa mezzo millennio dopo, durante le fasi iniziali dell\u2019et\u00e0 del Ferro (poco prima del 900 a.C.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I reperti fittili riferibili a questa seconda fase di frequentazione intensiva del pianoro sono quasi esclusivamente di produzione locale. Si tratta di ceramica ad impasto, figulina e della cosiddetta \u201cmatt-painted\u201d, decorata con fasce dipinte. Sono stati rinvenuti anche pochi reperti di importazione, tra cui frammenti di grandi contenitori &#8211; a volte decorati con listelli o cordoni incisi &#8211; e di vasi usati per attingere il vino, databili tra la prima met\u00e0 dell\u2019VIII e il VII secolo a.C. Il manufatto pi\u00f9 importante rinvenuto sul pianoro \u00e8 un disco o piatto di calcare frammentario, decorato con file di triangoli incisi a bassorilievo, datato all\u2019VIII secolo a.C. e utilizzato probabilmente come offerta in un contesto cultuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insediamento venne abbandonato una seconda volta tra la fine VIII &#8211; inizi VII secolo a.C. per essere occupato &#8211; circa 150 anni dopo &#8211; nel corso dell\u2019et\u00e0 arcaica (alla met\u00e0 circa del VI secolo a.C.). A questa fase di frequentazione del sito \u00e8 riferibile l\u2019imponente cinta muraria, che aveva una lunghezza di 650 metri e racchiudeva una superficie di circa 3 ettari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le indagini archeologiche hanno consentito di verificare che le mura erano &#8211; in alcuni tratti &#8211; larghe oltre sei metri, costituite da un doppio paramento in blocchi calcarei e da un riempimento interno di pietrame.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella cinta muraria si apriva almeno una porta (ad Ovest), protetta a NO da un massiccio bastione con andamento curvo, accanto alla quale probabilmente era stato collocato un altare. Il corridoio d\u2019ingresso dell\u2019insediamento fortificato presentava uno spesso strato di pietrisco, sotto il quale vi era un battuto stradale in eccellente stato di conservazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Resti riferibili alla strada sono stati individuati anche all\u2019interno dell\u2019abitato. L\u2019abbandono della porta \u00e8 stato datato alla fine del VI &#8211; inizi V secolo a.C. All\u2019et\u00e0 arcaica \u00e8 da riferire un <em>louterion<\/em>, ossia un bacino di terracotta su alto piede usato sia per funzioni religiose (riti legati a sacrifici) che profane, probabilmente di produzione corcirese (Corf\u00f9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di notevole interesse appare il rinvenimento di materiali ceramici iscritti, tra cui un alfabetario arcaico su un vaso di produzione locale, che potrebbe attestare una sua funzione cultuale (offerta o dedica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I reperti diagnostici pi\u00f9 recenti sono datati al 480\/70 a.C., decennio in cui gli archeologi ipotizzano l\u2019abbandono dell\u2019insediamento. Si tratta di frammenti fittili, importati dalla Grecia e dalla Magna Grecia, fra i quali vi \u00e8 un frammento di parete di <em>lekythos <\/em>(piccolo contenitore di profumo) che reca dipinta una figura sdraiata in un contesto di simposio con altri personaggi, interpretata come Dioniso in compagnia di altri dei. Tra le ipotesi avanzate riguardo al definitivo abbandono dell\u2019insediamento dei Fani, la pi\u00f9 plausibile appare la relazione con i rapporti conflittuali tra Messapi e Tarantini che hanno caratterizzato i primi decenni del V secolo a.C. Le diverse &nbsp;campagne di scavo effettuate alla <em>Chiusa <\/em>&#8211; tuttavia &#8211; non hanno restituito prove dirette di distruzioni violente dell\u2019abitato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo gli archeologi Descoeudres e Robinson, gli abitanti dei Fani avrebbero deciso di lasciare l\u2019insediamento semplicemente perch\u00e9 il piccolo terrazzo non era pi\u00f9 adatto alle necessit\u00e0 di un insediamento urbano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pianoro, inoltre, non offriva pi\u00f9 la protezione necessaria contro le efficienti armi del tempo. Il sito pi\u00f9 grande e meglio difendibile &#8211; Vereto &#8211; si trovava solo a pochi chilometri a sud-est dei Fani. L\u2019ipotesi pi\u00f9 verosimile \u00e8, quindi, che gli abitanti della <em>Chiusa<\/em>, assieme a quelli di altri simili piccoli insediamenti, si siano trasferiti presso l\u2019insediamento posto sulla Serra di Vereto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ugento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019abitato di <em>Ozan <\/em>&#8211; la pi\u00f9 importante citt\u00e0 della Messapia meridionale &#8211; era ubicato sulla sommit\u00e0 di una serra, a 107 metri s.l.m. e distava circa 6 km dal mar Ionio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La citt\u00e0, a partire dal IV secolo a.C., venne dotata di un tracciato murario di ampia estensione, testimonianza eloquente della potenza economica e militare raggiunta da Ugento in et\u00e0 ellenistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ridosso del perimetro difensivo sono state individuate ben quattro necropoli, inquadrabili cronologicamente dal VI secolo a.C. al II secolo a.C.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tombe di et\u00e0 messapica sono generalmente del tipo a cassa di lastroni e a sarcofagi monolitici. Alcuni gruppi di sepolture, rinvenuti in zone pi\u00f9 interne della citt\u00e0, si distinguono per un notevole prestigio e sontuosit\u00e0. Degna di nota \u00e8 la cosiddetta Tomba dell\u2019Atleta, del tipo a \u201csemicamera\u201d, che si caratterizza per le pareti affrescate e un ricco corredo di chiara influenza ellenica. Si tratta, in questo caso, di una sontuosa testimonianza del costume funerario messapico e di un importante documento di conoscenza della cultura artistica e materiale di Ugento in et\u00e0 arcaica e classica. Secondo Lo Porto la sepoltura \u00e8 stata realizzata da <em>\u201cmaestranze educate alla pratica architettonica greca, in un periodo ormai di intensa penetrazione culturale ellenica nel mondo indigeno del Salento\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il basamento \u00e8 caratterizzato da sette blocchi parallelepipedi rettangolari affiancati, con un incavo di forma rettangolare da interpretare come il piano di deposizione. Le fiancate sono realizzate con lastroni ortostati direttamente poggianti sul basamento, ben levigati nel lato interno per permettere alle maestranze di decorarle con dipinti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulle pareti si conserva ancora lo strato preparatorio di intonaco a calce bianca, sul quale si dispongono i moduli decorativi che corrono per tutto il perimetro della tomba. Dal basso si nota una larga fascia di colore rosso, una sottile fascia risparmiata, una lista di color blu marginata da due bordi di colore rosso. La parte superiore delle pareti \u00e8 decorata da una fascia di cm 65 delimitata da due sottili linee rosse, all\u2019interno della quale vi \u00e8 una successione regolare di bende dalle estremit\u00e0 arrotondate, da cui pendono triplici nastri ondulati ricadenti verso il basso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tomba era coperta con due lastroni &#8211; di grandi dimensioni \u2013 disposti a spiovente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il corredo degli inumati \u00e8 cronologicamente collocabile tra l\u2019ultimo quarto del VI sec. a.C. e il primo del V sec. a.C., periodo di realizzazione della struttura litica, ed appartiene ad un individuo maschio di circa trent\u2019anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 recente, datato agli inizi del IV secolo a.C. \u00e8 attribuibile ad un ragazzo di circa quindici anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei corredi va sottolineata la convivenza di elementi di fattura messapica (\u201ctrozzella\u201d e <em>kalathos<\/em>) con bronzi di importazione peloponnesiaca (<em>oinochoai<\/em>, bacino su base tripode e olpe) e corinzia (<em>hydria<\/em>). Sono presenti, inoltre, reperti di provenienza attica, come una <em>lekythos<\/em>, un\u2019<em>hydria <\/em>a figure rosse e una serie di vasetti a vernice nera. La Tomba dell\u2019Atleta \u00e8 stata cos\u00ec denominata per la presenza &#8211; al suo interno &#8211; di due strigili in bronzo, un <em>alabastron <\/em>e due <em>aryballoi<\/em>, oggetti correlati alla consuetudine di praticare attivit\u00e0 agonistiche, particolarmente diffusa nelle classi pi\u00f9 abbienti della societ\u00e0 ellenica e delle civilt\u00e0 \u2013 come quella messapica &#8211; da essa profondamente influenzate. Differenti per tipologia e ricchezza sono le sepolture che caratterizzano la necropoli di localit\u00e0 <em>Sant\u2019Antonio<\/em>, costituita da una trentina di tombe a fossa, scavate nel banco roccioso affiorante e originariamente ricoperte da lastroni. In alcuni casi le loro pareti risultavano intonacate e caratterizzate da una decorazione dipinta a fasce rosse e blu. La maggior parte delle sepolture ha restituito corredi di IV-III sec. a.C. Esse fiancheggiano un breve tratto della cinta muraria messapica di Ugento che, con il suo andamento, ha condizionato lo sviluppo della necropoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cinta muraria di <em>Ozan <\/em>\u00e8 stata ricostruita a seguito di studi e ricerche recenti, basati sia su saggi archeologici, effettuati all\u2019interno del centro antico, che sull\u2019analisi di fotografie aeree, sulla restituzione fotogrammetrica e sulla georeferenziazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il circuito murario di Ugento costituisce l\u2019evidenza archeologica pi\u00f9 rilevante dell\u2019abitato messapico su cui insiste, in gran parte, la cittadina moderna. Lunghe circa 4.900 metri, racchiudono una superficie pari a circa 145 ettari. Si ipotizza che erano ben undici le porte d\u2019ingresso che si aprivano nel tracciato, che corrispondevano ad altrettante vie di comunicazione tra Ugento e i centri limitrofi. La cinta muraria era dotata di torri di avvistamento a pianta quadrata, posizionate in punti strategici come gli angoli del circuito e i punti di ingresso alla citt\u00e0. All\u2019esterno si trovava un fossato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">difensivo, probabilmente utilizzato anche come cava estrattiva dei blocchi&nbsp; di calcarenite da impiegare nei paramenti esterni ed interni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le mura erano formate da due cortine a grandi blocchi parallelepipedi di calcare locale disposti per lungo nella cortina interna e alternativamente per lungo e di testa in quella esterna. In base alle caratteristiche strutturali si ipotizza che il circuito risalga al IV secolo a.C., pur in assenza di datazioni precise.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stato attuale si conserva circa la met\u00e0 dell\u2019antico percorso murario, in particolare nella parte settentrionale, in quella orientale e in quella sud-occidentale dell\u2019abitato, ovvero in settori della citt\u00e0 non interessati dalla forte espansione edilizia avvenuta tra gli anni \u201960 e \u201970 del secolo scorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1961, infine, a seguito di uno scavo per le fondamenta di una casa nel centro storico, \u00e8 stata scoperta una statua bronzea identificata con lo Zeus stilita, considerata la pi\u00f9 alta espressione artistica della civilt\u00e0 messapica e l\u2019esempio massimo dei contatti e degli scambi tra i Messapi di Ugento e i Magnogreci di Taranto. L\u2019opera (alta 74 cm), attribuita ad uno scultore greco probabilmente attivo a Taranto, \u00e8 stata datata intorno al 530 a.C. e ritrae il dio nell\u2019atto di brandire la folgore con la mano destra e di stringere le zampe di un\u2019aquila nella sinistra. Nello stesso contesto \u00e8 stato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">rinvenuto un capitello dorico in calcare, elemento della colonna votiva sulla quale poggiava, il cui abaco presenta la tipica decorazione messapica a rosette. L\u2019opera si caratterizza per il volto eccezionalmente rifinito &#8211; in particolare nella pettinatura e nei dettagli della barba e delle corone &#8211; che contrasta con i sobri volumi del suo fisico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il contesto di provenienza si \u00e8 ipotizzato &#8211; sulla base di confronti con altri ambiti cultuali messapici &#8211; un recinto a cielo aperto, con cippi e stele recanti dediche disposti attorno alla statua, dove i sacerdoti e i fedeli effettuavano libagioni e offerte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Collezione Colosso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Collezione Colosso \u00e8 custodita ad Ugento (Le) nelle sale dell\u2019omonimo palazzo nobiliare. La raccolta, iniziata dal Barone Colosso e continuata dal defunto Adolfo Colosso, consta di 794 reperti che si inquadrano cronologicamente tra il VI secolo a.C. e l\u2019et\u00e0 altomedioevale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questi si aggiungono esemplari di et\u00e0 moderna quali armature ed armi, palle di cannone, ecc. I reperti databili dal VI secolo a.C. all\u2019et\u00e0 ellenistica rappresentano le classi di materiali diffuse nel territorio della Messapia. Le trozzelle coprono l\u2019intero arco cronologico di diffusione della forma ceramica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ceramiche di importazione greca sono rappresentate da <em>lekythoi <\/em>attiche. Alla \u201cceramica di Gnathia\u201d sono riferibili otto reperti. Di buona qualit\u00e0 \u00e8 il grande <em>skyphos<\/em>, la <em>pelike<\/em>, le due <em>oinochoai<\/em>. Nella classe ceramica a vernice nera si inseriscono piatti, <em>skyphoi<\/em>, tazze biansate e monoansate, coppette e brocche. Le lucerne sono presenti nella raccolta in numero elevato con tipi di tradizione ellenistica, italica e romana. Altra suppellettile in terracotta \u00e8 costituita dai <em>tintinnabula<\/em>, da alcune terrecotte femminili e da un elmo a pileo fittile, reperto piuttosto raro in ambito messapico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono presenti reperti scultorei tra cui una testa di impronta scopadea, un frammento ad alto rilievo raffigurante un guerriero probabilmente a cavallo, un torso maschile in pietra con braccia sollevate verso l\u2019alto ed una clava in marmo riferibile ad una statua colossale di Ercole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Particolare rilievo assumono i capitelli tra cui un capitello dorico con abaco decorato da rosette, strettamente confrontabile con il capitello su quale era collocata la statua dello Zeus stilita. Fra gli oggetti miniaturistici sono presenti <em>kantharoi<\/em>, <em>oinochoai<\/em>, brocchette, <em>pelikai<\/em>, <em>olpai<\/em>, e <em>situle<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si segnala, inoltre, la presenza di epigrafi, sia in lingua messapica che latina.<\/p>\n<p><strong>Articolo della Guida Archeologica &#8221; Antica Messapia &#8221; <\/strong><br \/>\n<strong>Popoli e luoghi del Salento meridionale nel I millennio a.C.<br \/>\n<\/strong><strong>A cura di Marco Cavalera e dell\u2019 Associazione Culturale Arch\u00e8s .<\/strong><\/p>\n<h2><a title=\"Guida Archeologica in PDF\" href=\"https:\/\/www.torrevado.info\/news\/wp-content\/uploads\/guida-archeologica-antica-messapia-salento.pdf\"><strong>Scarica la Guida Archeologica in PDF<\/strong><\/a><\/h2>\n<p>Info &amp; Contatti<br \/>\n<strong>ASSOCIAZIONE CULTURALE ARCHE\u2019S<\/strong><br \/>\nVia Carmignani 14, Lucugnano di Tricase (LE) tel 327.8410214<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I luoghi della Messapia meridionale Articolo della Guida Archeologica &#8221; Antica Messapia &#8220; Vaste (Poggiardo) L\u2019insediamento messapico di Vaste sorgeva sulla propaggine della serra di Poggiardo e si sviluppava nella pianura circostante ad una quota media di 100 metri s.l.m. 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