CENNI STORICI
La costruzione dei primi edifici a scopo di difesa in terra d’Otranto è da attribuire ai normanni che giunsero in Puglia agli inizi del secolo XI , in qualità di mercenari al servizio di Melo di Bari. La morte di Manfredi nel 1266, figlio di Federico II, segna l’inizio della dominazione angioina nel regno meridionale e a partire dall’arco di due secoli si provvide appunto alla fortificazio- ne di molte città e ciò avvenne prevalentemente durante il regno di Carlo d’Angiò al quale si debbono le prime torri costiere per prevenire gli assalti dei saraceni (Editto di brindisi del 24/05/1274). In terra d’Otranto, dalla fine del 400 alla fine del 500, si può distinguere una importante fase di riarmo territoriale durante la quale, la configurazione difensiva del territorio ebbe a subire alcuni mutamenti sostanziali e notevoli incrementi, tant’è che le stesse architetture militari sino ad allora a carattere prevalentemente medioevale assunsero presto una fisionomia difensiva coerente con i nuovi mezzi bellici e con l’impiego della polvere da sparo.
L’enorme sforzo per la costruzione di opere fortificate dato dalla nobiltà alla rete difensiva di Terra d’Otranto, possiamo identifi- carlo con la grande maggioranza delle architetture militari presenti nel territorio, ove si riscontra una varietà di costruzioni, la cui morfogenesi fu mediata tra il palazzo signorile e il castello nel senso più compiuto della parola, cioè tra la esigenza di una architettura sontuosa e rappresentativa, e la necessità di difendersi. Furono costruite quindi torri e masserie fortificate che difendeva-no e controllavano, oltre che la popolazione contadina, anche e soprattutto l’economia del barone, di cui la più grossa fetta era costituita dalle decime sui prodotti e sulla lavorazione degli stessi. Tali costruzioni costituivano, in caso d’allarme, gli anelli di congiunzione tra città e città e tra queste e le torri costiere.
Tra il XV E IL XVI secolo fu convinzione quasi generale degli Storiografi e dei cronisti del tempo, che la terra d’Otranto costituisse l’estremo avamposto contro i turchi infedeli, infatti le popolazioni locali e quelle rivierasche soprattutto vivevano sotto l’incubo del turco, e cocente era ancora la memoria dell’eccidio di Otranto (1480), quando le orde islamiche di Maometto II terrorizzarono e funestarono la provincia. Le genti di terra d’Otranto quindi erano perennemente allerta per una guerra senza tregua, e non si trattava di una guerra come le altre, poiché forte era il convincimento popolare che in giuoco vi era la difesa della fede contro la crudeltà e la
tracotanza islamica. Giorno e notte lungo le coste, attraverso il sistema difensivo di torri e masserie fortificate, nei casali, nelle città, e ovunque vi fosse un punto utile da osservazione, si vigilava, poiché ogni vela che si scorgeva all’orizzonte poteva essere quella di un vascello nemico. Ad onore del vero però fu proprio dopo il sacco d’Otranto che la politica spagnola fu particolarmente attiva a munire le coste con piazzeforti, torri e fortificazioni, mentre dall’altro lato si cercò di rendere più potente la flotta finché contrastasse l’egemonia marinara islamica del mediterraneo. Il sistema difensivo costiero, se da una parte si rivelò capace di assolvere gli ordinari compiti di difesa, pur tuttavia fu inadeguato per i casi d’emergenza, ossia di fronte alle incursioni a sorpresa, quindi nel 1571, per proposta di Ferrante Loffredo, marchese di terra d’Otranto e di bari, fu istituito il “battaglione”, ossia una milizia territoriale capace di accorrere tempestivamente nei luoghi ove i turchi o i pirati approdarono. Il battaglione venne affiancato anche da una compagnia di cavalleria, detta “Sacchetta”, ed essa si rivelò un mezzo assai efficace per combattere turchi e corsari, ma ormai da tempo i costi della difesa divenivano altissimi in vite umane e denaro, e l’economia stessa languiva poiché la vita era incerta e il commercio via mare era diventato quasi inesistente. Le popolazioni della terra d’Otranto avevano abbandonato ormai le coste, molti casali erano scomparsi, quindi i turchi e corsari, nonostante il sistema difensivo delle torri costiere, scendevano a terra per rifornirsi e non disdegnavano di attaccare tori e masserie: devastavano, distruggevano, catturavano o uccidevano persone isolate, sicché a causa dell’ abbandono del territorio i litorali divennero pieni di macchia e paludosi.
I pirati preferivano sempre azioni di sorpresa perché temevano il sopraggiungere della vigile flotta veneziana, ma il 17 luglio del 1535 i turchi riuscirono ad assalire e ad ottenere facilmente la resa di Castro, che subì il “sacco2 e perdette tanti suoi abitanti, che furono uccisi o tratti in schiavitù. Le incursioni effettuate tra il 1554 e il 1562 furono operate dai corsari nord africani, tra cui spiccano i nomi leggendari del Barbarossa e del Dragut.Il
Barbarossa tentò lo sbarco verso Otranto nel 1545, ma fu respinto dalle truppe di Ferrante Loffredo subito dopo, invece due anni dopo fu la volta del corsaro Dragut che attaccò la terra di salve ma essendosi gli abitanti salvati dentro le mura del fortilizio, preferì saccheggiare buona parte del basso salento ed il tempio di Santa Maria di Leuca. La battaglia di Lepanto, nel 1571, costituì una svolta per l’equilibrio delle forze di mare, infatti, i turchi sconfitti disastrosamente non avrebbero più ripreso il predominio nel Mediterraneo, ma i cristiani un’altra volta non seppero sfruttare sino in fondo il successo clamoroso per le invidie e i disaccordi tra le varie potenze marinare. Le cronache dell’epoca dal 1570 in poi sono ricche e dettagliate soprattutto con riguardo alle incursioni dei corsari a terra e queste sono in sintesi le imprese nemiche salienti: Nel 1575 ancora una volta Castro subì l’ assalto e la razzia del Bassa Lustembai, che portò via 200 prigionieri; Nel 1624 i corsari algerini di Biserta con 13 fuste sbarcarono a Leuca, bruciarono il tempio mariano e devastarono la vicina Castrignano; Nel 1673 corsari di dubbia provenienza sbarcarono presso Torchiarolo, assaltarono il villaggio e portarono via una cinquantina di persone; Nel 1714 gli islamici razziarono nella zona d’Acaya, tre anni dopo in quello che è il territorio di Vanze; In questo contesto misero e depresso economicamente inibito dalla insicurezza dei commerci marittimi e dallo spopolamento territoriale, ma anche dalla rapacità feudale, sorse inevitabilmente il fenomeno del brigantaggio che fu un altro male della terra d’Otranto dalla fine del 500 alla seconda metà del 600 e che si presentò con caratteri differenziati da luogo a luogo. Segui la Storia delle torri del Salento tra Gallipoli Otranto Torre Pali e Santa Maria di Leuca.
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| Commento #1 scritto da francesca | 11/14/2006 11:13:52 AM |
| perche c'è la foto sul testo??? così non si comprende. come faccio a spostarla? | |
| Commento #2 scritto da Pantaleo | 11/15/2006 1:09:37 AM |
| Ciao Francesca, Scusa ma quale Browser Utilizzi? Saluti Pantaleo | |
| Commento #3 scritto da Roberto | 11/16/2006 2:40:15 PM |
| Sig. Pantaleo, la foto della paiara non rende giustizia alla bellezza del luogo. Saluti | |
| Commento #4 scritto da gabriele | 2/16/2007 8:10:44 AM |
| dove posso trovare foto sulla torre di roca? | |
| Commento #5 scritto da nicola | 10/03/2007 10.48.13 |
| le spiagge di torre pali dalle foto del sattelite prima della torre si vedono 2 macchie scure e la scogliera o e tutta sabbia? qualcuno mi sa dire di più sulle spiagge e il mare di torre pali zona centrale via michelangelo prima della torre? grazie | |
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