Le vore di Barbarano del Capo in Puglia | TorreVado.info

Oggi presentiamo l’ultimo lavoro intitolato ”Le vore di Barbarano del Capo” realizzato da SCUOLA SECONDARIA 1° GRADO – MORCIANO di Leuca A.S. 2006/2007

Le vore di Barbarano del Capo

le vore barbarano del capoConoscere il Territorio vuol dire apprezzare e tutelare tutto ciò che è ambiente, cultura e storia di un popolo.
Le “VORE” costituiscono un patrimonio ambientale e, come vanno salvaguardate, affinchè le giovani generazioni possano godere di questa bellezza della Natura.
Seguiteci nel nostro itinerario e … non date niente per scontato!

POSIZIONE
Le “vore” di Barbarano sono certamente due tra le più importanti e note cavità carsiche della provincia di Lecce. Sono ubicate presso la periferia del centro abitato di Barbarano, frazione del Comune di Morciano. Distano circa 300 m una dall’altra e sono conosciute con il nome di “vora grande” e “vora piccola”.

Le due voragini si trovano a ponente del centro abitato e si possono facilmente raggiungere imboccando la strada che costeggia il complesso “Leuca Piccola” e che un tempo portava a Lecce.

DIMENSIONI
La “vora grande” ha un’ampia apertura in superficie a forma di ellisse, è larga 24 m, lunga 6 m e profonda 35 m.
La “vora piccola” anch’essa di forma ellittica, è lunga 22 m, è larga 16 m e profonda 25 m. Le sue pareti discendono a picco sul fondo e sono formate da 3 sabbioni calcarei stratificati.
Attraverso un corridoio che scorre sulle pareti si può scendere fino alla profondità di 10 m circa.

CARSISMO
Le “vore” di Barbarano si sono formate per un fenomeno detto carsismo.
Il carsismo è un insieme di fenomeni formati dalla dissoluzione chimica di rocce calcaree e gessose a opera di acque rese acide dall’anidride carbonica. Il carsismo prende il nome dalla regione del Carso , un altopiano che si estende tra Friuli-Venezia Giulia e Slovenia, dove questo fenomeno è molto diffuso. Le rocce calcaree
sono costituite soprattutto da carbonato di calcio (CaCO3); questo composto, di per sé insolubile, reagendo con acqua ricca di anidride carbonica si trasforma in bicarbonato di calcio Ca(HCO£)2, che invece è solubile. Infiltrandosi nel sottosuolo, quindi, nelle zone calcaree, l’acqua piovana può sciogliere la roccia scavando ampie cavità sotterranee (grotte, caverne, pozzi e gallerie).
La topografia superficiale delle zone carsiche è tipica e facilmente riconoscibile. In genere queste zone non presentano corsi d’acqua superficiali: le acque vengono raccolte da depressioni a imbuto, chiamate doline, e convogliate attraverso inghiottitoi.

BIOLOGIA Nelle vore si distinguono due ambienti: ambiente esterno e ambiente interno. Questi hanno
caratteristiche diverse per luce, temperatura, umidità; a queste differenze corrisponde una
diversificazione della vegetazione. L’ambiente è caratterizzato dalla presenza della luce, scarsa
umidità ed è soggetto ad escursioni termiche stagionali e diurne. La vegetazione intorno alle voragini è
costituita essenzialmente da esemplari della macchia mediterranea con fiori appariscenti e foglie
piccole e spesso indurite (sclerofille) o con foglie ricoperte da peli per proteggersi dalla
disidratazione: cisto, timo, mirto, anemone, rovo, olivastro, lentisco, salvione, menta selvatica, fico
selvatico, asparago, borragine, ortica.
Gli animali che si possono incontrare sono: il biacco, il cervone, la lucertola, la luscengola, il ramarro, il
porcospino.
Nell’ambiente interno diminuisce l’intensità della luce, aumenta l’umidità, che può arrivare fino all’80%
e la temperatura varia lievemente.
La vegetazione è costituita essenzialmente da piante che si riproducono per spore e che sono prive di
fiori: capelvenere,funghi, parietaria ed edera sulle pareti; lingua di cervo, muschi, alghe azzurre, felci
e muffe sul fondo.
Gli animali di questo ambiente sono: coleotteri, rospi e ratti.

PROTEGGIAMO LE NOSTRE “VORE”
E’ ormai risaputo che le attività dell’uomo provocano modificazioni, talora irreversibili, ai delicati equilibri della natura questo vale anche per le zone carsiche e , nel nostro caso, per le due voragini di Barbarano dove diverse forme di inquinamento rischiano di rompere l’ equilibrio dell’ecosistema ivi presente. Al turista o al
visitatore occasionale, lo spettacolo che si presenta è poco gradevole già dall’esterno: buste e bottiglie di plastica, pneumatici, pezzi di eternit, residui di cotone di qualche calzificio, ecc…
Ma il degrado vero e proprio si nota all’ interno delle voragini, dove è possibile trovare rifiuti che non si vogliono smaltire: parti di auto, lattine di detersivi e di liquami, carcasse di animali morti e talvolta anche animali vivi.
I responsabili di tali atti non sanno quali danni possa arrecare l’abbandono di questi rifiuti. Per capirlo basterebbe sapere che una sola pila esausta inquina la falda acquifera, potendo provocare l’estinzione di un’intera specie di esseri viventi, come per esempio sta avvenendo per i troglobi, piccoli animali molto sensibili all’inquinamento, già scomparsi dalla superficie dei suoli, ma ancora presenti nelle grotte e nelle voragini.
Altra fonte inquinante può essere quella di origine domestica, dovuta alla mancanza di una rete fognaria quindi alla presenza di pozzi neri disperdenti, i cui liquami vengono convogliati, dalle acque meteoriche, in profondità insieme ai pesticidi, diserbanti, concimi chimici, indiscriminatamente usati in agricoltura. Questi ambienti possono alterare l’equilibrio naturale dell’ ecosistema della falda acquifera con gravi ripercussioni sull’ uomo.


Cerchiamo dunque di tutelare e valorizzare meglio le nostre vore.
Ci affidiamo al buon senso e all’ educazione di tutti i
cittadini affinchè si adoperino per divenire tutori del
patrimonio naturale collettivo.

LEGGENDE

A proposito della vora grande e della vora piccola di Barbarano, riportiamo la leggenda intessuta sullo sfondo storico della battaglia di Salve contro i Turchi nel 1480 e contro i corsari algerini nel 1537 e nel 1547: davanti alla resistenza accanita opposta da Salve alle incursioni turche e algerine: “… l’inferno alleato con quei demoni…aprì bocca infedele di una vora, dalla quale si udirono grida di rabbia e di minaccia. Ma quei di Salve non si spaventarono: gettarono dentro la voragine i cadaveri di 15 Turchi morti in battaglia, e parve che il diavolo…si fosse calmato. Ma poi irruppero per due volte i pirati africani…,
ancora una volta l’ inferno volle sfogarsi contro Salve, aprendo un’ altra vora più ampia. Ma anche questa
volta quelli di Salve gettarono nella vora grande i cadaveri schifosi dei corsari algerini: e l’ inferno si
acchetò”.
La leggenda vuole che passando davanti alle vore bisogna sempre segnarsi con la croce, e toccare in tasca qualche cosa di sacro.

LE VORE E L’ALLUVIONE DEL ‘57

Era l’ autunno del 1957, su tutto il Salento si abbatté una terribile alluvione che portò disastri, e allagamenti sia nelle campagne quanto nei paesi. Piovve a dirotto per giorni consecutivi e quando al terzo il cielo cominciò a liberarsi da quella coltre di nuvole grigie e la pioggia a diradare, gli uomini non fecero altro
che constatare gli ingenti danni che l’alluvione aveva lasciato dietro di sé. Ci vollero diversi giorni prima che il terreno riuscisse ad assorbire tutta l’acqua.
A Presicce, un paese vicino, si dovette ricorrere alle barche per poter salvare le persone che erano riuscite a salire sui tetti delle case di campagna,dove ancora abitavano. Qui a Morciano , invece, si pensava che si poteva stare più tranquilli dagli allagamenti perchè c’erano le vore di Barbarano nella parte alta, e il mare verso il basso. Intanto era molto difficoltoso liberare dall’ acqua le abitazioni e soprattutto gli ambienti nel piano,interrato anche perchè in quei tempi non c’ erano i mezzi che ci sono adesso per questo uso.

A Morciano, c’era uno o più “avisu”, che sarebbe un inghiottitoio naturale, una fenditura nel terreno roccioso che serve a raccogliere l’acqua piovana che poi si perde nelle profondità del terreno o trova delle vie naturali che arrivano fino al mare. La parola “avisu” deriva dall’arcaico: abisso. Quando i nostri nonni, nello scavare le
fondamenta della case ne trovavano uno, erano ben lieti di conservarlo libero  ed efficiente, proprio in previsione di eventuali allagamenti.
Quella volta, però, gli “avisi” non davano segni di vita e l’acqua restava lì, nelle cantine. Intanto si sentiva dire in giro che anche le Vore di Barbarano erano piene quasi fino all’orlo e non riuscivano ad “ingoiare” un goccio d’acqua. La cosa, chissà perchè, faceva paura a tutti, e tutti di tanto in tanto chiedevano notizie delle
vore, come di un malato in carne e ossa.
I giorni passavano e gli “avisi” continuavano ad essere bloccati, le cantine ad essere allagate,le vozze di vino, là dove c’erano,continuavano a galleggiare. La gente aveva tanto da fare per salvare il salvabile: il corredo delle figlie, le provviste dell’estate, gli animali che erano sopravvissuti, i ricoveri per le bestie.
Dopo alcuni giorni, verso l’ora di pranzo, si sentì un improvviso boato e un forte sussulto, come un terremoto.
I nostri nonni sapevano quello che stava succedendo: era la vora grande che era riuscita a liberarsi dai detriti, dai rami e dai vari oggetti trasportati dalla pioggia torrenziale: aveva fatto il “ruttino”.

Ed ecco qui che come per incanto anche le cantine cominciarono a svuotarsi rapidamente. Chi aveva le vozze che galleggiavano dovette subito andare giù in cantina, insieme ai familiari, ed ognuno di loro ne afferrava una, infilando le braccia nei manici per poterla guidare a restare diritta mentre l’acqua defluiva velocemente.
I nostri nonni non avevano studiato e non sapevano che quel fenomeno, che aveva bloccato tutti gli inghiottitoi e, successivamente, liberati, si chiama “legge dei vasi comunicanti”. Anche se non sapevano il nome conoscevano molto bene le evoluzioni e sapevano come gestirle perchè facevano parte della saggezza antica, dell’ esperienza tramandata da padre in figlio senza libri scritti, ma mediamente il vivere quotidiano.

seguite questo link per scaricare il PDF integrale del lavoro sulle Vore di Barbarano del Capo

Ringraziamo i ragazzi della SCUOLA SECONDARIA 1° GRADO – MORCIANO di Leuca A.S. 2006/2007 per il magnifico lavoro, L’istituto Comprensivo Statale Salve e il Comune di Morciano di Leuca per l’autorizzazione alla Pubblicazione.

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3 Responses to “Le vore di Barbarano del Capo in Puglia”

  • […] Le Vore di Barbarano a pochi chilometri dalla piccola frazione di Morciano di Leuca e dal complesso chiamato Leuca Piccola sono uno di questi tipici fenomeni carsici. Degli enormi inghiottitoi, questo il nome tecnico, che si aprono sulla superficie del suolo e sprofondano per oltre 35 metri la Vora Grande e per più di 20 metri la Vora Piccola, nel sottosuolo. Da tempo immemore qui vi si calavano le popolazioni alla ricerca di preziosi materiali, ed ancora oggi le vore sono abitate da rospi e dai passeri selvatici che nidificano lungo le pareti, mentre sul fondo si trovano alcune specie di piante adattatesi a vivere nell’antro scuro ed umido del fondo della caverna. […]

  • anna maria mangia

    Il degrado delle vore è inamissibile.Il sito dovrebbe essere valorizzato e tenuto pulito, la semplice recinzione non basta.

  • Dan Barbaran

    Avevo chiesto ai responsabili locali di darmi la vora 10 anni in gestione; non ho ricevuta nessuna risposta.
    Intenzione di ripulire esternamente e farla presentabile.
    Purtroppo molti turisti vanno a visitare le vore. Ma … ci passano vicino senza vedere dove si trovano e ci passano davanti. Almeno che si mette un cartello indicando: “QUESTA E LA VORA!” Avevo pensato se non preparare di mia iniziativa un cartellone formato A3 in materiale inox con alcune indicazioni riguardo la vora in Italiano, inglese, Frances, tedesco! … povera Italia!

E tu, cosa ne pensi?