LA MASSERIA DON CESARE – Seconda Parte | TorreVado.info

LA MASSERIA DON CESARE – Seconda Parte  (di Fabrizio Manco Architetto )

La masseria è storicamente legata anche ad un atto di valore compiuto verso la fine dell’ottocento dalla massara Salvatora Buccarello, che riuscì a trarre in salvo due marinai naufraghi di un bastimento genovese affondato nei pressi delle nostre rive, gettandosi in pieno inverno nelle acque gelide dello Jonio in tempesta. I due marinai vennero condotti dalla massara e dal marito presso la masseria Don Cesare ed assistiti amorevolmente per alcuni giorni fino al loro rientro in Liguria. Per questo atto di valore venne conferita alla signora Buccarello una medaglia d’argento al valor civile.


Il racconto della vicenda della masseria Don Cesare, ci porta a rivalutare un fenomeno che oggi ha acquisito un’importanza fondamentale alla luce delle nuove tendenze di salvaguardia, conservazione e valorizzazione: l’architettura rurale nel Salento e la fruizione dei relativi beni ai fini turistici. Le masserie sono per la nostra terra il fiore all’occhiello tra le innumerevoli tipologie costruttive in essere; un’escursione per le nostre campagne alla scoperta dei luoghi in cui hanno vissuto i tanti piccoli grandi uomini che hanno fatto la nostra storia, può essere un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo. Le masserie erano veri e propri centri di organizzazione e distribuzione del lavoro agrario, poli intorno ai quali gravitava l’intera vita economica e sociale della maggior parte della gente del sud. Esse risalgono all’epoca romana, ma hanno visto il loro periodo di maggiore sviluppo nei secoli XV e XVI.

masseria

Solitamente le masserie erano costruite in tufo, erano composte da diversi nuclei abitativi ed erano circondate da alti muri a secco. Spesso presentavano una vasta aja lastricata e grandi abbeveratoi scavati nella pietra. Dal punto di vista architettonico esse non hanno caratteristiche omogenee. Infatti, la paura di scorrerie piratesche o di briganti ha trasformato profondamente queste case rurali: sono così nate le masserie fortificate, che si stagliano numerosissime nei nostri immensi spazi agresti.

Esse sono difese da austere garitte, innumerevoli feritoie, imponenti caditoie, alte mura di cinta, ponti levatoi, maestose torri angolari. Ma tutto questo non sempre servì a proteggerle dal fenomeno del brigantaggio che ha ugualmente segnato il loro destino. I briganti, infatti, vedevano le masserie come posti in cui era possibile rifocillarsi, ricevere o inviare messaggi, ascoltare la messa domenicale. Solo poche masserie oggi continuano a svolgere la loro funzione originaria, altre sono diventate a seguito di accurati interventi di restauro e risanamento conservativo semplici abitazioni, ma più spesso agriturismi, sale di ricevimento o discoteche, mentre alcune di esse sono crollate sotto il peso degli anni e dell’incuria.
Cerchiamo di intraprendere ora un viaggio interessante per osservare e comprendere meglio le masserie, le loro tipologie rivelatrici delle necessità, dei ritmi e dei modi di vita delle popolazioni antiche del Salento.

Ringaziamo l’Architetto Fabrizio Manco che gentilmente ci ha autorizzato a pubblicare tale lavoro.

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