Il commercio dell'olio | TorreVado.info

Articolo: Il commercio dell’olio
Dal supplemento di “Notizie morcianesi” del 5 Luglio 1987 – Pagina 2

La pianta dell’olivo fu importata dalla vicina Gracia e le prime coltivazioni furono praticate nel Salento nei primi anni dell’epoca messapica che è quella in cui in questa zona ebbe vita la prima civiltà vera e propria, qualla civiltà che conobbe agglomerati urbani e la scrittura. Ma di questo grandioso popolo tratteremo più dettagliatamente in seguito.
Dal 1820 al 1980 l’olio della provincia e quello che veniva prodotto a Morciano, si riversava nelle “posture” di Gallipoli, scavate nella roccia marina dove veniva purificato e assumeva un bel colore biondo che lo rendeva ricercato soprattutto all’estero.

Gallipoli per più di mezzo secolo, fu l’emporio europeo del commercio dell’olio. Tale prodotto, insieme a quelli di importazione, assunse tale importanza da indurre molte case commerciali estrarre a impiantare loro filiali a Gallipoli ed i Governi di quei Paesi ad istituire loro rappresentanze consolari. Gallipoli assunse così gradatamente l’aspetto di una cittadina cosmopolita ed ogni anno condizionava il prezzo dell’olio in tutto il mondo.

L’olio di oliva costituiva allora la maggiore risorsa del nostro paese, la principale entrata economica, tant’è che il frutto in fiore dell’olivo si soleva chiamare proprio “entrata”, alludendo all’abbondanza del prodotto. Tale abbondanza è dimostrata dall’esistenza dei “trappiti” sotterranei a Morciano, oggi purtroppo quasi scomparsi. I “trappiti” erano antri privi di luce e aria nei quali alla debole fiamma delle lucerne ad olio, lavoravano scalzi i “trappitari”. I motivi per fui i trappeti erano sotterranei, va spiegato col fatto che [sociallocker]d’inverno la temperatura interna era meno fredda che all’esterno e la torchiatura delle olive riusciva meglio.[/sociallocker]

Le macchine oleari erano costituite da macine e da torchi di legno. Ogni macina aveva una sola ruota fatta di pietra locale, che aveva un diametro di circa 2 m, per mezzo metro di spessore, e non essendo dotata di palette mescolatrici, il trappitaro doveva continuamente riportare la pasata sotto la macina.
Per sfruttare al meglio la pasta, la torchiatura veniva eseguita in due riprese; ogni pressione durava più ore e questo comportava un ritardo di lavorazione che si protraeva fino a maggio-giugno. L’olio così ricavato veniva trasportato sui muli con recipienti fatti con pelli di animali.

Dai catasti complilati nel Regno di Napoli tra il 1810 e il 1917, risulta che nella nostra provincia l’oliveto era esteso per poco meno di 100.000 ettari. L’olio espoetato tra il 1818 e il 1860 fu in media di 85.000 quintali l’anno.
A Morciano vi erano circa 12 trappiti sotterranei, due dei quali all’incrocio tra via S. Martino e via S. Castromediano, due in piazza San Giovanni, 6 su via Roma, ed altri 2 in via Ippolitis.
A rimembrare l’immagine lavoro che si svolgeva in questi trappeti, esiste anciora in via Ippolitis una grande macina, abbandonata dall’incuria del tempo, muta testimone di tristi ricordi dim una età passata.

Francesco Orlando.

 

Altre informazioni segui il sito Olio in Puglia

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